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18.07.2018 - 11:230
Aggiornamento : 16:37

Cassa malati che non paga, ecco perché non facciamo il nome

Caso del 12enne malato: urgente è intervenire sul sistema dove un’assicurazione può decidere di non rimborsare un farmaco salvavita

‘Pubblicate il nome della cassa malati che si rifiuta di pagare le cure oncologiche ad un dodicenne. I cittadini devono sapere, così da scegliere quale cassa evitare’. ‘C’è la lista nera dei morosi, vogliamo quella delle casse malati’. Accanto alla solidarietà, si è scatenata una caccia alle streghe, a colpi di email, anche rabbiosi e commenti sui social del giornale. Si chiede insistentemente il nome della cassa malati. Ma di fatto è irrilevante e spieghiamo perché.

Lunedì, ‘laRegione’ ha pubblicato la storia di una famiglia del Mendrisiotto messa in ginocchio dal sarcoma diagnosticato al figlio 12enne, gravata da molte spese extra dettate dalla grave malattia e angosciata dalla decisione della cassa malati di non pagare le cure per evitare nuove recidive. Una fattura di 3mila franchi, che se non coprirà l’assicurazione, salderà la Lega contro il cancro.

Una storia che ha commosso il Ticino mostrando una sana solidarietà tra i cittadini, tutti assicurati e potenziali vittime: in due giorni sono stati raccolti oltre 20mila franchi. Una generosità che cozza contro la vergognosa miopia, dimostrata da rigidi ‘yes man’ di una cassa malati, che peccando in eccessivo formalismo perdono di vista l’etica. Questo pensiamo, ma dobbiamo arrenderci all’evidenza che la cassa malati in questione (una tra le più grandi!) ha applicato le ferree norme in vigore. Oggi è una cassa malati, domani potrebbe essere un’altra, poco importa il nome. Determinante è intervenire su quel sistema, che permette ampie zone grigie, dove un’assicurazione può decidere di non pagare un farmaco salvavita ad un dodicenne.

Un farmaco che l’oncologo definisce importante, non terapie ultramoderne dai costi esorbitanti, ma un medicamento da usare in una modalità nuova, che offre dei possibili vantaggi, ad un costo irrisorio. Speculare su questa terapia abbassa il tasso di guarigione, aumenta il rischio di recidiva e la possibilità di guarire definitivamente, o di subire eventuali interventi chirurgici invasivi che causerebbero altre sofferenze e costi esorbitanti. Risparmiare 3mila franchi oggi per spenderne 100 volte in più? Dove sta la logica non lo capiamo. Oggi l’ha fatto una cassa malati, domani potrebbe farlo un’altra. Se avremo più casi, chi pagherà? Facciamo una colletta ogni 6 mesi? È urgente intervenire a livello federale ed è quello che farà la parlamentare Marina Carobbio, che siede nella Commissione di sicurezza sociale e della sanità del Nazionale. Lei e altri colleghi.

Così potremo evitare che una mamma, tra qualche mese, si chieda di nuovo: ‘Perché non pagano cure così importanti a nostro figlio?’.

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