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27.01.2018 - 06:30
di Matteo Caratti

Regole per i nuovi giganti del web

Il nodo gordiano del monopolio dei grandi del web sta emergendo quale grosso tema d’interesse pubblico.

Il nodo gordiano del monopolio dei grandi del web sta emergendo quale grosso tema d’interesse pubblico. Emblematico in proposito quanto descritto nella sua rubrica del sabato (‘Al posto tuo!’) dal ricercatore della Supsi, Alessandro Trivilini, sotto il titolo (provocatorio) ‘Jeff Bezos (ndr. il fondatore di Amazon e uomo più ricco del mondo) governatore della prima banca centrale digitale’ (laRegione del 20 gennaio). O ancora in una precedente puntata: ‘Marc Zuckerberg (ndr. fondatore di Facebook) eletto primo presidente degli Stati Uniti Digitali’. Pura fantascienza penserà qualcuno. Nossignori: possibile realtà, se questi ‘Big’ potranno andare avanti indisturbati, come sinora, sulla loro strada di conquiste delle menti e del mercato.

Il tema, dicevamo, si sta imponendo. Recentemente anche Alfonso Tuor, ispirandosi all’ultimo numero dell’Economist (che ha descritto quanto gli esponenti della società digitale – Google, Facebook e Amazon – sono divenuti forti, a tal punto da riuscire a costituire dei monopoli naturali capaci di fagocitare ogni concorrente), ha evidenziato il problema. Con una certa urgenza, si dovrebbe quindi porre la fondamentale questione del loro controllo, vista la posizione dominante che detengono sul mercato. In altre parole: occorrono regole e in fretta. Quali in concreto? Iniziando perlomeno a vietare l’acquisizione da parte loro dei potenziali concorrenti, che finiscono volens nolens per essere fagocitati. Pesce grosso mangia pesce piccolo, e per finire pochi squali nuotano nel mare…

V’è poi anche una questione politica (non meno preoccupante), che deve pure venir risolta con nuove regole. Queste tecnologie possono contare su due tipi di (enormi) capitali: quello economico (come detto) e quello dei dati raccolti dai profili di noi utenti. Dati che ai raccoglitori dicono che cosa? Di tutto e di più, comprese le nostre preferenze politiche. Da qui i provocatori – ma a questo punto non troppo – titoli/frecciate che Alessandro Trivilini scaglia dalle sue riflessioni del sabato. Il prossimo capitolo, che potrebbe segnare questa era tecnologica, potrebbe quindi essere la discesa nell’arena politica di uno (o più) di questi giganti. A dire il vero potrebbero averlo già fatto indirettamente: nel senso che (per ora) quei dati molto sensibili che ci concernono sono già stati utilizzati da terzi, magari anche per influenzarci economicamente ed elettoralmente.

Terzo problema che necessita anch’esso di regole è quello della tassazione dei loro utili. Spesso i Giganti della rete scelgono di piazzare le loro sedi fiscali in paradisi, mentre gli affari e gli utili li fanno nei singoli Stati nazionali. Sfuggono dunque a una più equa tassazione locale. Il che genera un doppio squilibrio: da una parte sono la causa di grossi cambiamenti/stravolgimenti strutturali a livello di singoli Stati e, dall’altra, ribaltano sulle nostre economie (sullo Stato sociale) il compito di tamponare gli effetti sociali.

Insomma, si impongono riflessioni urgenti sulla necessità di trovare e anche di imporre regole. L’Europa è divisa. Se così è, non resta altro da fare che partire in ordine sparso dagli Stati nazionali invece che continuare a temporeggiare.

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