paranoia-e-contraddizioni
ULTIME NOTIZIE Opinioni
Commento
8 ore

Il Ddl Zan e il muoia Sansone della sinistra italiana

La bocciatura della legge contro l’omofobia è il suo ennesimo errore strategico, figlio di arroganza e incapacità di raggiungere compromessi
Commento
1 gior

Spesa e tagli, perché il no del Ps al referendum non convince

Il non contrastare l’iniziativa Morisoli raccogliendo le firme è un’occasione persa. Se la situazione è davvero così grave meglio l’attacco della difesa
Commento
2 gior

Sostiene Barbero (sfidando l’uragano)

Da qualche giorno il famoso medievista è bersaglio di uno ‘shitstorm’ per una sua opinione sulle disparità sociali di genere
LA TRAVE NELL’OCCHIO
3 gior

Ora sono pronto a vedere in manette Papa Francesco

La condanna di Mimmo Lucano è solo l’ultimo esempio di una giustizia sorda alla necessità di disubbidire, quando le leggi violano i diritti naturali
Commento
3 gior

Il San Gottardo senza i social

Vent’anni dopo la tragedia del 24 ottobre, che causò undici morti, una riflessione sui tempi della cronaca
Commento
5 gior

Un tonno da 475 milioni di dollari per Credit Suisse

Altra tegola sulla reputazione della banca, dopo il crack miliardario della Greensill Capital della scorsa primavera
Commento
6 gior

È giunta l’ora delle aggregazioni

Nel Basso Mendrisiotto sei Comuni si sono seduti allo stesso tavolo per parlarne. L’ultima volta, nel 2007, non era andata bene
Commento
1 sett

Quelli col poster di Ronald Reagan

L’iniziativa per contenere la spesa pubblica è l’ennesimo proclama di chi ancora crede a ricette obsolete, screditate quasi ovunque
L’OSPITE
1 sett

Per un salario certificato

Accettato in votazione popolare nel 2015, il salario minimo continua a tormentare l’opinione pubblica, i partiti, gli attori economici
Commento
06.07.2017 - 08:300
Aggiornamento : 15.12.2017 - 17:12

Paranoia e contraddizioni

Ci sono partiti che se non ci fosse l’avversione per l’altro faticherebbero a esistere. Il paradosso è che hanno bisogno del deprecabile altro per vivere. L’altro sono l’Europa, gli accordi bilaterali, l’immigrazione, i frontalieri.

Su tutto questo è cresciuta una sorta di paranoia collettiva che ha contagiato un po’ tutti: per la scontentezza sulle conseguenze, il dover condividere lavoro e beni, la sottrazione di sovranità, il giudizio di tribunali estranei, lo svuotamento della nostra identità, perché da soli facciamo meglio e sono gli altri che hanno bisogno di noi. La paranoia appartiene a due sistemi di pensiero: quello della ragione (un po’ di ragione c’è in ciò che si sostiene) e quella del delirio (si va oltre la ragione).

La paranoia nasconde però le sue contraddizioni. Ignorando – per motivi ideologici o interessi propri ritenuti superiori – altri fenomeni con radici analoghe. I quali, in termini di condizionamenti, perdita di sovranità e di indipendenza, svuotamento di identità, conseguenze economiche sono peggiori. L’attualità di questi giorni permette di esemplificare.

Ren Jianxin, assai vicino al potere di Pechino, è stato eletto presidente di Syngenta, una delle gemme dell’industria agrochimica svizzera. Si è così ratificato il passaggio del gruppo basilese in mano cinese. Con ChemChina, il gigante cinese della chimica, si è creato uno dei leader mondiali dei prodotti fitosanitari e delle sementi. La vendita di Syngenta l’hanno voluta 16 azionisti che rappresentavano il 95 per cento del capitale. Che l’acquirente sia cinese, europeo, americano poco importa; ciò che conta è il maggior guadagno per azione. Che tutte le ricerche e conoscenze di Syngenta finiscano in mano cinese non interessa. Che tutto avvenga in un settore strategico delicato per l’avvenire del pianeta, non crea problema. Che non si tenti neppure di avere una reciprocità economica nonostante gli accordi di libero-scambio del 2014 (molti settori sono chiusi ai capitali stranieri in Cina perché ritenuti appunto strategici) lascia indifferenti. Rimane una domanda che si riterrà oziosa e che svela la paranoia: sono più pericolosi gli accordi bilaterali con l’Unione europea, comunque controllabili e referendabili?

Un “hedge fund” americano, il Third Point, retto da uno speculatore per eccellenza (Daniel Loeb, noto per aver messo a soqquadro Yahoo con una partecipazione minima e aver poi venduto raddoppiando il prezzo d’acquisto), sta attaccando un pezzo forte della nostra economia, Nestlé, con puntate miliardarie (3,4 miliardi di franchi). Tanto che alcuni giornali esteri hanno scritto che “c’è aria di tempesta sul lago Lemano” o che “un vento freddo soffia su Nestlé”. Lo scopo è uno solo: migliorare (più 20 per cento) i redditi degli azionisti. Qui interessa l’attacco a Nestlé per la sua “cultura immobilista”. Che fa parte di una caratteristica identitaria tipicamente svizzera: prudenza, rischio calcolato, passo dopo passo. Domanda forse forzata ma emblematicamente pertinente: è più pericoloso Loeb o il frontaliere di Marchirolo?

La grande tristezza di tutto sta nella constatazione che la ipercompetitività per far guadagnare gli azionisti è sempre al centro della scena, mentre gli interessi e i diritti del mondo del lavoro saranno forse considerati se compatibili con questi nuovi scontri tecno-finanziari, paranoici più che mai.

© Regiopress, All rights reserved