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Ma il triangolo sì: poliamore e non monogamie etiche

19.10.2022 - 08:07

Negli ultimi tempi si parla sempre più spesso di modalità relazionali diverse dalla monogamia. Il punto con l’esperta e le testimonianze di due ticinesi


Fra moglie e marito non mettere il dito. Un vecchio detto che i tempi d’oggi sembrano destinati a mettere seriamente in dubbio. Negli ultimi anni, aumenta l’interesse per modelli di relazione che, a prescindere dall’orientamento sessuale dei partner, si discostino dalla tradizionale impostazione monogamiche. Si parla sempre più spesso, infatti, di non monogamia etica, un termine che fa da cappello a una vasta serie di rapporti che hanno in comune il venir meno, in modo consenziente, del vincolo dell’esclusività riservata al partner riguardo i rapporti affettivi e sessuali: i più diffusi fra questi sono la cosiddetta "coppia aperta", l’anarchia relazionale e il poliamore. Modalità relazionale, quest’ultima, che ha delle sue caratteristiche peculiari rispetto alle altre, e che negli ultimi tempi è oggetto di dibattiti sempre più frequenti, soprattutto sui social, con un fiorire di community e gruppi di discussione sul tema. Dibattito alimentato anche dalle dichiarazioni di personaggi dello spettacolo che hanno pubblicamente rivelato di essere poliamorosi, come l’attore Will Smith.


‘Niente esclusività, ma dialogo e regole chiare’

Come ci spiega Jessica Bollati, counselor analista transazionale che vive e lavora nel Mendrisiotto, «La differenza fra la coppia aperta e il poliamore è che nel primo caso non è prevista un’esclusività fisica ma è richiesta a livello emotivo, nel secondo caso l’esclusività non entra in gioco in nessuno dei due contesti. La coppia aperta accede ad esempio alla sessualità con altre persone, a volte anche in un contesto di scambio di coppia, spesso conclusa l’esperienza ognuno torna, per così dire, a casa sua. Nel poliamore, invece, a essere coinvolta è anche la sfera affettiva e sentimentale: come dice il termine stesso, si creano delle vere e proprie relazioni amorose coesistenti, con le stesse dinamiche di qualsiasi coppia monogama, che sia l’uscire a cena, andare al cinema, conoscere i genitori e via dicendo. Da questo punto di vista, il poliamore nel momento in cui distingue comunque chi è un partner e chi no, è diverso anche dall’anarchia relazionale, che, ponendosi un po’ all’estremo della scala, sostiene che non ci debba essere una distinzione formale fra diversi tipi di relazioni, ad esempio tra una grande amica e la propria partner».

Relazioni che, ça va sans dire, per essere tenute insieme richiedono un certo impegno. «Diciamo che non c’è una strategia unica: ogni coppia è un mix unica, ognuno cerca la sua via personale. Ci sono coppie che scelgono la via del "don’t ask, don’t tell": nessuno dei due parla delle proprie esperienze al di fuori né chiede all’altro di farlo. Altre invece preferiscono condividere tutto. Bisogna dunque, prima di tutto, comprendere le sensibilità di ognuno e darsi delle regole. Chiaro, tutte le relazioni hanno delle regole non scritte, ma se nelle relazioni monogamiche queste sono, diciamo, un po’ uguali per tutti, in una relazione non monogamica ci sono molte più variabili, e ciò dunque obbliga a un dialogo e a una negoziazione un po’ diversi.

‘Essere il coniuge non dà la precedenza in una relazione poliamorosa’

Viene da chiedere: tutte le relazioni sono poste sullo stesso piano? «Dipende: a volte si, in altre si creano anche delle situazioni di poliamore gerarchico, in cui c’è una coppia "principale", che ha più "voce in capitolo" e all’interno della quale si negozia poi rispetto alle altre rispettive frequentazioni. La scelta se dare un ruolo gerarchicamente più alto a un partner o a un altro nel contesto di relazioni poliamorose non ha a che vedere con lo stato civile: ci sono persone che danno "la precedenza" al coniuge, altri che invece mettono su un gradino più alto un’altra persona. Il fatto di essere sposati non dà automaticamente la priorità: d’altronde, lo vediamo benissimo anche nelle relazioni monogame, il fatto di essere sposate non implica automaticamente che due persone si amino e rispettino.

E se ci sono in mezzo dei figli? «Quando si hanno dei figli bisogna sempre prendere in considerazione il benessere del minore e metterlo un po’ al centro del villaggio: come una persona separata da poco deve stare attenta rispetto a chi sceglie o non sceglie di frequentare, su quando e come presentarlo ai figli, la stessa cosa vale per una dimensione affettiva diversa. Bisogna capire che tipo di protezione applicare rispetto a quello che è la nostra sfera di adulti. Ma questo vale in tutte le relazioni: una madre o un padre single non vanno certo a parlare ai figli di tutte le persone che frequentano. Nel momento in cui comunque si ha una relazione un po’ fuori dal comune, comunque bisogna essere veramente sensibili a quanto il minore vada esposto. Se c’è onestà, se la persona è veramente coinvolta nella relazione, va da sé che anche chi arriva dopo nella coppia metterà al primo posto i bisogni del minore: si crea una sorta di tacita alleanza fra adulti per cui non si lasciano trapelare dettagli: non tanto perché c’è qualcosa di strano, ma perché in ogni caso non lo faremmo comunque.»

Le testimonianze

‘Non ero felice, e ho dato ascolto a me stesso’

Diana* (nome noto alla redazione) 31enne, e Lorenzo,26enne, sono due giovani ticinesi che vivono relazioni poliamorose: Diana ha scelto da molti anni di seguire la propria inclinazione verso questa modalità relazionale, Lorenzo, invece, si sta da poco approcciando al mondo poly. Li abbiamo sentiti per farci raccontare la loro esperienza.

Poliamorosi si nasce o si diventa per scelta?

Lorenzo: diciamo che ho realizzato che nelle mie relazioni passate, tutte monogame, non sono mai stato veramente felice e nemmeno mi sono mai sentito me stesso, perché magari allo stesso tempo ero innamorato di una ragazza e dopo qualche tempo mi innamorai di un’altra e questo mi faceva star malissimo perché mi obbligava a dover decidere per quale persona nutrivo più sentimenti: una cosa che mi distruggeva tantissimo e alla fine andava a deteriorare i rapporti che avevo, quindi, andavano inevitabilmente a concludersi. Ero incapace di ascoltare questa mia cosa che in realtà era stata dentro di me per tantissimo tempo. Perché, e ci tengo tantissimo a sottolinearlo, si tratta proprio di espressioni intime e relazionali, sentimentali, che vanno ben oltre l’aspetto meramente sessuale: anzi, quest’ultimo aspetto spesso è secondario. Anzi, devo dire che per molti anni ho creduto di non essere davvero innamorato delle persone con cui avevo una relazione, perché pensavo che se provavo lo stesso sentimento anche per un’altra persona, allora forse non era così speciale: oggi, invece, mi rendo conto che invece si, lo era per entrambe le persone, e che ero realmente innamorato delle mie partner.

Diana: per me è stata un’inclinazione sostanzialmente naturale. Le mie prime esperienze amorose son state non monogame, fin da ragazzina avevo due partner ufficiali. A volte ho dubitato, ma è stato essenzialmente per i condizionamenti del contesto sociale.

Come si gestisce una situazione in cui il partner non accetti o sia riluttante rispetto all’inclinazione poliamorosa dell’altro/a?

Lorenzo: Se il mio essere poliamoroso non viene accettato dall’altra persona non ha senso continuare una relazione: per me è molto più importante essere fedele a me stesso piuttosto che stare con un’altra persona che non riesce a tollerare almeno in parte questa parte di me. Chiaramente è più facile rapportarsi con chi la pensa allo stesso modo, ma si possono avere anche relazioni con persone monogame che tollerano questa mia inclinazione. Ovviamente io non vado a mettere il dito nella piaga, cerco di proteggere la nostra relazione: ma se questa tolleranza non ci fosse, non avrebbe senso continuare la relazione dal mio punto di vista.

Diana: Sicuramente si può provare a scendere a patti, però dipende: se si tratta di trovare un modo per accettarsi reciprocamente, ben vengano i patti. Ma se significa che uno dei due deve annullare se stesso, allora mi vien da dire che è un patto non conveniente che porta all’infelicità di uno dei due. Ho visto coppie dove la persona di tipo relazionale non monogamo ha deciso di stare in una coppia chiusa e la cosa funziona anche per diversi anni, però è come rinunciare veramente a qualcosa che ci appartiene. E dall’altra parte ho visto anche persone assolutamente contrarie che però, per amore del partner, lo accettano. Anche qui si va a creare una sofferenza importantissima. Quello che vedo più spesso è uno scendere a patti con l’idea che tanto prima o poi l’altro ci capirà e potrà accettarlo, cambiare idea. Ecco, dalla mia esperienza questi tentativi sono veramente tristi, perché condannano due persone che meriterebbero di essere felici e star bene in amore, a una continua discussione.


Una domanda che sorge sicuramente spontanea: come si gestisce la gelosia?

Lorenzo: Diciamo che ho avuto le mie difficoltà nell’affrontare questo tema, soprattutto all’inizio: è stato un percorso piuttosto difficile all’inizio e ancora adesso magari ho qualche riserva. Mi è capitato di allontanarmi e poi avvicinarmi a delle persone perché non riuscivo a capire come gestire questa cosa. Alla fine sono arrivato alla soluzione che ogni relazione è unica nel suo genere e ognuno ha i suoi spazi. Io sono consapevole che magari un’altra persona che frequento si vede con altre persone, però so che quando siamo insieme siamo solo noi ed è una cosa "nostra", come le altre relazioni della mia partner sono una questione fra lei e le altre persone che frequenta, e non entrano in conflitto. Ad ogni modo, il fatto di vivere relazioni separate non vuol dire che le persone coinvolte non sanno della mia morosità. Per me è sempre stato fondamentale dirlo da subito: le cose vanno messe in chiaro, la chiarezza e l’onestà sono alla base del rapporto amoroso. Il poliamore è la condivisione dell’amore con più persone: io non riesco ad essere geloso se una persona che amo è felice, la gelosia è un termine che non esiste in una relazione poliamorosa

Diana: Posto che non esiste il vaccino contro la gelosia, diciamo che questa è uno dei temi veramente più discussi all’interno anche della comunità poly, proprio perché c’è chi ne prova tantissima e c’è chi invece afferma di esserne completamente immune. Di solito è più facile trovare persone che provano questo sentimento. Una buona strategia è iniziare a interrogarsi e chiedersi da cosa nasce questa gelosia: è la paura di essere abbandonati? O che l’altro possa trovare di meglio rispetto a me e quindi la nostra coppia sarà comunque messa in discussione? O forse è perché non ho ancora imparato a prendermi bene cura di me stesso e quindi, invece di sfruttare questo tempo di assenza del partner per fare cose che a me piacciono mi concentro su quello che manca e non su quello che c’è? Ci sono tutta una serie di domande che una persona può porre a se stessa per capire da dove arriva un po tutto questo sentimento, che è chiaramente legittimo e che le persone, sia che vivano in coppia chiusa sia in coppia aperta, provano. Generalmente la gelosia è un sentimento che ti appartiene, che impariamo col tempo, anche un po’ da bambini. A volte abbiamo paura di non essere all’altezza e quindi diventiamo gelosi di qualcuno o qualcosa. Insomma, la gelosia ci dice molto su chi siamo.


Esistono l’infedeltà e il tradimento nelle relazioni poliamorose?

Lorenzo: c’è infedeltà quando i patti non sono rispettati. Ad esempio, se ho una relazione con una persona monogama e lei sa che io poliamoroso, e io invece so che lei non lo è, e questa persona a un certo punto lei va con un’altra persona, allora io lo considero tradimento perché va a violare la base della nostra relazione, soprattutto se c’era l’intenzione esplicita di tradire, magari per porre fine alla nostra relazione. Ma non credo che in generale nel mondo poly esista concretamente la parola tradimento: io, per esempio, sentivo di star tradendo molto di più quando ero monogamo e pensavo ad altre ragazze, adesso non è così: il tradimento non fa parte del concetto di poliamore.

Diana: Secondo me il concetto di tradimento è un concetto personale che esiste in tutte le relazioni. Cioè ci sentiamo traditi dagli amici, dai genitori, da un collega di lavoro. Possiamo sentirci traditi in tanti contesti, non solo nel contesto della coppia. Non è una relazione che fa eccezione: il tradimento è qualcosa che si vive quando tu hai chiarito quali sono le tue aspettative, i tuoi desideri, i tuoi bisogni e l’altro fa l’opposto senza comunque darti segnali. È qui che nasce il tradimento, ma questa definizione di massima può essere valida in qualsiasi altra relazione. Ne caso del poliamore, dipende dalla sensibilità di ogni persona e di ogni coppia.

Guardiamo al nostro Ticino, una realtà comunque circoscritta: quali sono le difficoltà e i pregiudizi che riscontra chi sceglie le relazioni non monogame?

Diana: I pregiudizi più comuni in cui mi sono imbattuta sono sostanzialmente tre: che ogni mia storia non è "seria" perché sto anche con altre persone, che di conseguenza sono una che ha poca voglia di impegnarsi nelle relazioni, e infine, che magari ci sia addirittura sotto qualcosa di brutto o traumatico. In generale può essere difficile o facile a seconda delle persone di cui ci si circonda. Quando comunque ho cominciato a essere pronta a parlarne, intorno a me c’erano persone che non erano in grado di accettare, capire e quindi chiaramente di rimando era molto difficile per me vivere serenamente questa mia dimensione. Con il tempo, invece, sono andata a creare delle relazioni con persone che non trovano niente di strano in questo e quindi è diventato estremamente facile. Quindi, secondo me il territorio piccolo può sia condannarti perché è comunque effettivamente in uno spazio ristretto ti senti anche un po’ un osservato speciale e così via. Ma d’altro canto puoi veramente trovare la tua posizione proprio perché, essendo piccolo, non ci sono troppe persone "come te" e quindi è facile crearsi una "zona cuscinetto" dove ripararsi di fronte ai pregiudizi. In realtà, comunque, diciamo che solo in Ticino, ma un po in tutto il mondo la comunità LGBT fa un po da casa a un po tutte queste situazioni.

Lorenzo: devo dire che al momento, parlandone con amici, conoscenti o colleghi di lavoro non ho riscontrato grandissimi problemi, anzi molti erano curiosi, sicuramente hanno saputo ascoltarmi bene. Penso che in generale sia facile per una ragazza passare per una di facili costumi e per un ragazzo per uno che vuole solo far sesso, ma nel mio caso non è successo. A prescindere da questo, però, ho l’impressione che la nostra società di oggi sia frutto di decenni, se non secoli, di un certo costrutto sociale. Siamo abituati a pensare ad un certo tipo di mondo che va in un certo tipo di direzione e, anche inconsapevolmente, a pensare che qualsiasi cosa che sia diversa da questa normalità, che in realtà è quella che ci siamo auto imposti, come convenzione sia sbagliata o fasulla? Se ci divincola da queste briglie sociali e culturali tradizionali che abbiamo scopriamo che le cose sono molto più semplici, e al tempo stesso molto più complesse. Diciamo che c’è una nuova complessità, ci sono modi di intendere le relazioni che non vanno in conflitto con altri modi. Non si tratta di voler rompere a tutti i costi gli schemi sociali, a me importa essere me stesso, quello che mi sento di essere.

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