In vista del voto
24.04.2019 - 18:570

I falsi compromessi della Rffa

Il prossimo 19 maggio saremo invitati ad esprimerci sulla Riforma fiscale e il finanziamento dell’Avs (Rffa). Un pacchetto fiscale/sociale che prevede, insieme al forzato superamento delle aziende a statuto speciale, tutta una serie di riforme impositive che dovrebbero mantenere interessante, dal punto di vista economico, l’insediamento di aziende in Svizzera. Nel contempo si andrà a votare nello stesso pacchetto delle cosiddette compensazioni dell’Avs, che dovrebbero teoricamente permettere di risanare le casse della nostra previdenza.
Tralasciando i forti dubbi emersi sul rispetto dei diritti democratici, dal momento in cui si mettono insieme fra di loro, sotto forma di ricatto, due temi che non sono direttamente legati. Vorrei piuttosto concentrarmi sulle principali falsità degli argomenti portati avanti dai sostenitori della Rffa
L’intenzione principale dichiarata è quella di correggere le diseguaglianze impositive che oggi caratterizzano la tassazione delle grosse aziende in Svizzera. È evidente come, all’interno del pacchetto di riforme, siano invece facilmente individuabili tutta una serie di strumenti e possibili stratagemmi che abbasserebbero addirittura più di quanto non lo sia oggi l’imposizione dei grandi capitali.
Inoltre, attraverso le riforme previste (minore tassazione sulla distribuzione di dividendi, aumento delle deduzioni per le attività di ricerca, limitazione dello sgravio fiscale, ecc.) la disparità di trattamento sul piano della fiscalità fra chi lavora e paga annualmente le proprie tasse in Svizzera e le aziende (che sempre più spesso producono all’estero) sarebbe ancora maggiore.
Una riduzione delle entrate nelle casse della Confederazione significherebbe quindi un’ulteriore accelerazione dell’erosione dello Stato sociale, visto che ancora una volta saranno chiamati i semplici cittadini a stringere la cinghia per coprire i buchi creati dalle aziende. Dall’altra parte, la cosiddetta compensazione sociale prevista nella Rffa non può per nessuna ragione essere chiamata tale. Visto che le aziende che si avvantaggeranno della riforma fiscale avranno addirittura la possibilità di ridurre ulteriormente i loro contributi sociali. Si tratta piuttosto di far pagare di più alle lavoratrici e ai lavoratori per la loro futura pensione, visto che i soldi per risanare l’Avs verranno prelevati principalmente dai salari e dall’Iva.
In più, questa riforma non offre una stabilità duratura alle casse del I° Pilastro, che, se non si ripensa radicalmente il sistema pensionistico,
ripresenterà le stesse problematiche fra qualche decennio. Infine, nonostante il Partito Socialista Svizzero, sostenitore della riforma, dica che approvare il pacchetto significherebbe allontanare la possibilità di innalzare a 65 anni l’età di pensionamento delle donne.
È stato il loro stesso Consigliere federale, Alain
Berset, a smentirli. Infatti non solo la Rffa non mette alcun vincolo a questa possibilità, ma esso spalanca addirittura le porte al progetto “Avs 21”, che prevede al suo interno l’aumento dell’età di pensionamento delle donne. Non si può dunque parlare di compensazione, ma piuttosto di doppia penalizzazione per le lavoratrici e i lavoratori, visto che le ricadute della Rffa colpiranno sia la salute delle casse federali, con conseguente smantellamento dello Stato sociale, sia i salari reali delle e dei salariati.
La
Rffa non è un compromesso, ma un’iniqua riforma a senso unico che favorirà i già ricchi azionisti e le loro aziende a scapito di una classe lavoratrice che ancora una volta si trova a doversi difendere dai subdoli attacchi dei pochi, ma potenti, privilegiati.

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