In vista del voto
19.04.2019 - 16:110

Un compromesso unilaterale

Il 19 maggio torneremo a votare sulla riforma fiscale e sul finanziamento dell’Avs, questa volta uniti in un’unica iniziativa la Rffa. Volendo anche tralasciare il fatto che questa votazione è anticostituzionale in quanto non vi è unità di materia tra i due oggetti posti in votazione, Il 12 febbraio 2017 la popolazione Svizzera ha rifiutato il primo progetto fiscale la RIE III delle imprese. Il Consiglio Federale ha quindi studiato un nuovo progetto fiscale il PF17 con un’unica variante “sociale”, rispetto al progetto precedente, l’aumento di 30 franchi degli assegni familiari. Questa proposta “sociale” non ha fatto l’unanimità né tra gli ambienti economici né tra sinistra e sindacati, il Consiglio Federale ha quindi riformulato la parte sociale con il definitivo progetto fiscale Rffa, introducendo il finanziamento all’Avs. Con la nuova tassazione secondo il progetto Rffa, l’onere fiscale a carico delle aziende non cambia da quello attuale. Grazie ad una serie di deduzioni fiscali previste dal Patent Box e a nuove regole fiscali speciali per la promozione della ricerca e dello sviluppo (R&S), solo il 30% dell’utile imponibile sarà assoggettato a tassazione ordinaria, per il rimanente 70% possono essere applicate deduzioni speciali. Questo progetto implica che ogni franco di imposte risparmiato dalle aziende, venga versato al fondo Avs. Le perdite totali fiscali derivanti, saranno di circa 2 miliardi di franchi per anno a livello federale. Come compensazione il fondo Avs sarà finanziato da un aumento dell’aliquota dei dipendenti e dei datori di lavoro (+0.15% a carico di entrambe le parti), equivalente a 1.2 miliardi di franchi di entrate supplementari. Il contributo federale al fondo Avs verrà aumentato dal 19.55% al 20.2% (300 milioni di franchi). Altri 520 milioni di franchi verranno immessi nel fondo dell’Avs tramite i ricavi derivanti dall’aumento della percentuale dell’Iva. Non è questo il senso del progetto fiscale che non toglie di fatto nessun privilegio fiscale a grandi aziende ed holding, con il rischio invece che a molti Cantoni vengano a mancare importanti risorse fiscali per finanziare servizi quali, formazione, cure mediche ed aiuti sociali a persone bisognose e con il rischio di un incremento delle imposte per il ceto medio, per compensare queste minori entrate fiscali. Per quanto riguarda il finanziamento del fondo Avs, aumentare l’aliquota prelevata a carico di tutti i lavoratori, nonché l'aumento della percentuale IVA non farà che logorare ulteriormente il nostro potere d’acquisto,  tutti pagheremo di più prodotti e servizi con un salario ridotto dall’aggravio del prelievo a favore del fondo Avs. Approvata questa riforma non vi è inoltre nessuna garanzia  che non venga in seguito innalzata l’età pensionabile per tutti, come già previsto nella respinta riforma 2020 dell’Avs, oppure come previsto dall’iniziativa per cui si sta procedendo alla raccolta firme, di ridurre il rendimento sul secondo pilastro a dipendenza dell’andamento del reddito derivante dagli investimenti delle casse pensioni. Non è quanto richiesto dalle normative europee, con il rischio che la Svizzera sia di nuovo, una volta scoperto l’escamotage, inserita nella lista grigia o nera dei paradisi fiscali. Queste agevolazioni fiscali non hanno prodotto l’aumento di posti di lavoro di qualità, ma piuttosto vi è stato un incremento del precariato e della sottoccupazione. Un esempio di come agiscono le grandi aziende viene da LGI, che ha avuto agevolazioni fiscali, facendo ottimizzazione fiscale altrove, creando posti di lavoro a pessime condizioni, tra cui il divieto di assentarsi per andare in bagno, di bere l’acqua ed il tutto per uno stipendio misero. In cambio di un peggioramento del potere d’acquisto di tutti e con la prospettiva futura per i pensionati di vedersi ridurre le rendite del secondo pilastro e l’aumento dell’età pensionabile. Si parla di buon compromesso, ma solo per l’economia. Questa riforma, va respinta come già fatto con le precedenti, sia per quanto concerne la Riforma fiscale III delle imprese che la riforma dell’Avs 2020.

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