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Il circolo vizioso è il pluralismo

24 febbraio 2024
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Un editoriale di Daniel Ritzer su laRegione di giovedì 22 febbraio terminava così: «Ipocrisia che contraddistingue buona parte della classe politica ticinese che continua, imperterrita, a girare attorno a questo cerchio/circolo vizioso non rotondo nel miope tentativo di salvaguardare, a scapito della collettività, rendite di posizione di quei pochi privilegiati dai cognomi illustri».
Parole sagge, aggiungo io. Quei “privilegiati” che non molti anni fa qualcuno ebbe il coraggio di chiamare pubblicamente “grandi famiglie” e che per questo venne demonizzato dal paese “per bene”. Ecco cosa sarebbe l’“ipocrisia”.
È da poco iniziata da noi una “guerra” sull’abbassamento o meno del canone radio-televisivo. E naturalmente si sono subito create due opposte fazioni, come quelle tra guelfi e ghibellini. Ma nessuno dice che la Ssr/Rsi è col tempo diventata un centro oligarchico dove il potere è ormai nelle mani dei pochi soliti noti, e dei loro parenti e discendenti (basta fare attenzione all’apparizione di certi cognomi…). Senza poi contare l’inaccettabile presenza di due fratelli rispettivamente ai vertici della Rsi e del Corriere del Ticino. Questo sarebbe il tanto decantato pluralismo? Ma, per favore, dopo averli messi in padella, vorremmo anche far ridere i polli?
Capita per esempio che per un’intera settimana si dia grande spazio al Quotidiano (Rsi) per trattare di Intelligenza Artificiale e dei Grandi, sempre più Grandi numeri. Ma senza un minimo contraddittorio critico. E in Controcorrente Antonio Pelli (Rsi) apra i microni dello “sfogatoio” per parlar di satira, ma che quasi nessuno – eccezionalmente! – intervenga dal vivo! Non la satira, ma addirittura la critica è ormai morta e sepolta, scomparsa da tutti o quasi i mass media. Mentre per fare un cerchio, o circolo non vizioso ma rotondo (non tutti possono essere dei Giotto!) dopo esserci presi una bella ciucca da veri merlotti potremmo sempre usare il fondo di un bicchiere o di una bottiglia. Ma vuota.

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