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23.03.2022 - 07:28

Quando leggere il giornale è come andare al bar…

di Roberto Aletti, Arbedo
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Ci risiamo. Non la pensi come me? Allora ti insulto. Vediamo come.

Il pacifista è colui che è favorevole all’"abolizione della guerra come mezzo di soluzione delle controversie internazionali" (Voc. Zingarelli). Come dire che la guerra non si giustifica mai. Un bel messaggio.

Per qualcuno essere pacifista è però negativo. Sei pacifista? Allora sei ipocrita, un "iceberg" (cioè insensibile), vigliacco, egoista, privo di altruismo e di empatia. È quanto si legge, in sostanza, in un articolo di fondo pubblicato sulla Regione di venerdì 11 marzo 2022. Sono gli insulti di cui parlavamo.

E non è tutto. Chi scrive sollecita i pacifisti a trovare soluzioni alternative alla guerra e chiede loro se vogliono risolverla "a pari e dispari", "a morra cinese" o "con una partita a Fifa" (sic!). Un discorso da bar, cioè senza una vera analisi.

Noi crediamo che la gravità degli avvenimenti, il dramma vissuto dalle persone coinvolte, il rispetto per la professione di giornalista e la dignità del giornale (che auspichiamo alti) richiedano un altro approccio e un altro linguaggio. La gestione dei problemi internazionali deve passare attraverso ben altri canali: in primis attraverso il dialogo e i negoziati tra le parti in conflitto, altrimenti a cosa serve la Diplomazia e a cosa servono le istituzioni internazionali? Ben altra cosa rispetto alle soluzioni di cui sopra.

In quest’ambito la Svizzera ha giocato per anni un ruolo internazionale e storicamente riconosciuto cui ora il Consiglio federale ha rinunciato, allineandosi al piano di sanzioni europeo. Il presidente Cassis ha giustificato la decisione, dicendo in particolare che: "Neutralità non significa indifferenza". E infatti neutralità ha sempre voluto dire offrire una mediazione per promuovere il dialogo tra le parti in conflitto e la ricerca di soluzioni atte a fermare il prima possibile gli spargimenti di sangue. Un lavoro difficile e delicato che richiede competenze, sensibilità, resilienza. Tutto il contrario dell’indifferenza. Neutralità per la Svizzera significa anche ricordarsi di essere depositaria della convenzione di Ginevra e sede della Croce Rossa Internazionale. Non proprio una cosa di secondaria importanza.

In conclusione, ora più che mai, di fronte alla perdita di valori a cui assistiamo, è importante riaffermare che la neutralità non è un concetto privo di significato, contrariamente a quello che qualcuno cerca di farci credere, ma l’unico modo per spezzare la spirale della violenza e costruire un mondo migliore. Essa merita quindi, a nostro avviso, di essere ancorata da subito in modo più saldo e fermo nella Costituzione svizzera.

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