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29.12.2021 - 07:24

Natale in Piazza del Sole

di Enrico Colombo
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Il mio primo libro per lo studio dell’inglese, settant’anni fa, si chiamava Living English ed era articolato in 30 lezioni con molte illustrazioni. La Lesson 3 si intitolava An English House, descriveva la casa di un’agiata famiglia inglese in un sobborgo di Londra, e terminava così: Every room has a fire-place. English people seldom have central heating, because they like to sit round a fire. “You can’t sit round a radiator”, they say.
Ho la fortuna di aver in casa un camino poco ecologico, ma ben funzionante, e adesso, con i ritmi di lavoro del pensionato, vi sto seduto davanti moltissime ore.
Cinquant’anni fa divenni padre e cominciai ad assolvere con impegno il compito di allestire l’albero di Natale. Fu sempre un albero illuminato solo da candeline di cera, senza illuminazioni elettriche, perché ho sempre pensato non ci sia contemplazione possibile nel fissare una lampadina elettrica. Questa opinione è oggi perdente, subisco la moda e dichiaro che finora non ho mai visto una luminaria natalizia che mi sia piaciuta.
Il parco divertimenti natalizio allestito quest’anno in Piazza del Sole è di una bruttezza quasi incredibile, di un multiplo peggiore dei “puntuti sorgimenti così diversi dal cesso convesso della Migros” vilipesi da Giorgio Orelli. I frequentatori sono costretti a muoversi in percorsi architettonicamente sballati, assordati da musiche che non permettono la conversazione, accecati da fari lampeggianti, che possono rendere difficile già il camminare, ma soprattutto il pattinare.
Proprio in Piazza del Sole dove due anni fa furono sospese da giugno a settembre la Nuvola piovasca e da settembre a dicembre l’Elettra. Due istallazioni che, a parte il loro valore estetico, avevano valorizzato, quasi fatto riscoprire, il piacere della conversazione pacata non soffocata dalla musica o dal rumore del traffico.
Vorrei, come riflessione natalizia, evocare la bellezza del suono di tante persone che conversano, senza grida, senza musica. Al massimo con qualche nota pizzicata su uno strumento a plettro o delicatamente sfregata su uno strumento ad arco.

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