
Desidero rispondere al testo pubblicato il 29 dicembre 2025 da Franco Ruinelli, mio predecessore e già direttore di Bellinzona Turismo, col chiaro intento di fugare i suoi dubbi – e forse anche quelli di altri – mettendo in luce le importanti opportunità che questo progetto rappresenta. Ritengo infatti che, come già riportato in una mia recente intervista, il progetto di valorizzazione promosso dalla Città di Bellinzona vada ben oltre l’ennesimo investimento strutturale. Esso mira in modo deciso a valorizzare le caratteristiche e i contenuti del sito, ponendo l’accento su quello che costituisce un sistema difensivo unico in Europa.
Un progetto certamente rilevante sul piano culturale, ma soprattutto – per quanto concerne la nostra attività – un’occasione straordinaria dal punto di vista turistico: la possibilità di offrire qualcosa che non esiste altrove, e che si distingue nettamente da qualsiasi altro castello o struttura analoga, rappresenta un valore aggiunto fondamentale per la nostra offerta. I contenuti di questo ampio progetto si orientano verso quelle esperienze immersive che oggi il turismo, a livello globale, intende proporre ai propri visitatori.
Nessuno, e tantomeno la Città, intende deturpare o, ancor meno, accanirsi su opere architettoniche di elevato valore, realizzate alla fine del secolo scorso. Al contrario l’obiettivo è proporre contenuti di alta qualità, coerenti col concetto appena delineato.
L’eventuale introduzione di un biglietto d’accesso alla corte interna non limiterebbe la fruibilità della corte esterna né delle mura attorno a Castelgrande, preservando così l’accessibilità al parco in prossimità delle stesse. Un biglietto d’entrata previsto unicamente per una parte del monumento, a una cifra contenuta (ancora da studiare e definire), potrebbe non solo contribuire al finanziamento di proposte e attività culturali e ricreative destinate sia ai turisti sia alla popolazione locale, ma soprattutto attribuire il giusto valore a un monumento di tale importanza che come ben sappiamo è patrimonio Unesco. D’altronde, in molte altre destinazioni turistiche è del tutto normale pagare per accedere a edifici storici e culturali di grande rilevanza.
Forse, invece di soffermarsi su ciò che viene in minima parte tolto, sarebbe opportuno guardare a ciò che viene aggiunto e offerto, riconoscendo l’impegno, in termini di risorse umane e finanziarie, che Città e Cantone dedicano a progetti di questo tipo, caratterizzati da una forte valenza strategica dal punto di vista turistico.