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Incidente di Gobbi e altri casi, quo vadis Polizia cantonale?

Si tratta di sapere se le nostre forze dell'ordine agiscono seguendo le disposizioni di legge o secondo l'arbitrio di interessi particolari

In sintesi:
  • Fatta salva la presunzione di innocenza, qualche riflessione di carattere politico va fatta
  • Sembra esserci un problema di condotta nel e del corpo di polizia
Marco Noi, in Gran Consiglio dal 2019
(Ti-Press)

In questi ultimi giorni l’operato della polizia cantonale e del suo responsabile politico sta facendo parecchio discutere. Se certamente vale la presunzione di innocenza per tutte le parti coinvolte, appare fuori dubbio che qualche riflessione di carattere politico sull’operato della polizia e dei suoi responsabili politici va fatta. Il nocciolo della discussione verte infatti a sapere se le nostre forze di polizia sono in grado di fare ciò che devono fare – ovvero garantire sicurezza e giustizia – con il necessario rigore e seguendo le disposizioni di legge, oppure, se agiscono secondo l’arbitrio di interessi particolari non appartenenti allo Stato di diritto.

La questione di attualità che coinvolge il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, così come è stata presentata nelle informazioni rese pubbliche, lascia presagire che le procedure applicate dalla polizia durante e dopo l’incidente stradale avuto dal Consigliere di Stato, non siano state rigorose e conformi alle disposizioni di legge. Se ciò verrà confermato, si tratterà di capire per quale motivo è avvenuta tale violazione della prassi.

Se questo fosse l’unico caso a mostrare un operato della polizia cantonale tutt’altro che ineccepibile, non ci sarebbe motivo di eccessiva preoccupazione. Tuttavia la cronaca degli ultimi anni ci ha presentato altri avvenimenti che insinuano il sospetto di un operato più che discutibile per dirla eufemisticamente. Infatti, poco meno di un anno fa due ragazzini hanno potuto entrare all’Hotel du Lac durante un’esercitazione delle nostre forze dell’ordine e hanno potuto impossessarsi di una pistola incustodita, esplodendo un colpo senza probabilmente sapere che essa era carica. Fortunatamente nessuno si è fatto male. Un’altra situazione risale a tre anni fa con l’abbattimento senza licenza edilizia di uno stabile dell’ex Macello a Lugano, con la polizia che mossa – si disse – dall’urgenza, da una parte avrebbe detto di abbattere il tetto e dall’altra ha capito che bisognava abbattere tutto! Peccato che dalle ultime indiscrezioni giornalistiche, sembra emergere che l’abbattimento dello stabile era già stato pianificato da tempo e ciò farebbe cadere lo “stato di necessità esimente” che ha retto la decisione del procuratore generale Pagani di decretare l’abbandono della procedura e apre la possibilità a un intenzionale abuso di autorità. Nelle cronache rimane poi anche, ricordiamolo, l’uso eccessivo della polizia per controlli minuziosi presso persone in possesso di permessi di soggiorno per identificare presunti falsi centri di interesse. Una prassi questa basata su una interpretazione troppo restrittiva e dunque arbitraria della legge dettata dalle “busecche” del Consigliere di Stato Gobbi, poi però più volte sconfessata dal Tribunale cantonale amministrativo.

Ad eccezione della questione dei permessi di soggiorno, per tutti questi casi di “operato claudicante” delle nostre forze dell’ordine, sono in corso delle procedure penali così come delle procedure disciplinari/amministrative. Fatta salva – come già detto – la presunzione di innocenza, dal punto di vista politico è evidente che vi sia un problema di condotta nelle e delle nostre forze dell’ordine. Il pasticciare, il pressapochismo o addirittura l’arbitrio che si traduce in abuso di potere e/o favoreggiamento sono caratteristiche che nessuna polizia può permettersi, pena il disfacimento dello Stato di diritto. Di questa (cattiva) condotta qualcuno deve assumersene volente o nolente la responsabilità sia dal punto di vista operativo sia da quello politico.

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