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13.07.2022 - 07:16

Nucleare per il futuro?

di Patrizio Fenini, Bignasco
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L’Udc propone di parare al rischio di "blackout" con la costruzione di nuove centrali di ultima generazione.

I reattori che hanno raggiunto lo stadio di commerciabilità sono quelli di generazione 3+ che comprende l’Epr francese e il concorrente Ap1000 americano, lo sviluppo dei quali ha portato al fallimento di entrambi i promotori e ha inghiottito miliardi. Le esperienze fatte sinora in Occidente con questi reattori indicano superamenti molto importanti sia in termini di tempo di costruzione che di costi. Con 12 anni di ritardo e costi moltiplicati per 3, l’Epr ha fatto molto parlare di sé.

Il suo concorrente americano Ap1000 in costruzione negli Usa ha 7 anni di ritardo e i suoi costi hanno raggiunto quelli dell’Epr. Con queste premesse, trovare un finanziatore diventa un’impresa molto ardua. Considerando che il costo medio del kWh prodotto dalla centrale di Leibstadt nei suoi primi 10 anni di vita era di 9,1 centesimi, una nuova centrale dal costo triplo sarebbe senza ombra di dubbio fuori mercato.

Il nucleare sarebbe "semplicemente troppo caro" anche per il Ceo di Axpo, importante gestore di nucleare. Considerando inoltre che, sempre per Leibstadt, trascorsero 20 anni da inizio progetto all’esercizio commerciale, ci si rende conto che una nuova centrale arriverebbe certamente fuori tempo massimo.

Negli Usa, solamente 2 dei 27 reattori oggetto di richiesta di licenza degli ultimi 15 anni sono in costruzione: anche se provenienti da un mercato diverso, è un segnale forte che non può essere ignorato. Sempre negli Usa, gli unici due reattori andati in servizio dal 1996 a oggi hanno avuto un tempo di costruzione (dal primo getto di calcestruzzo) di almeno 20 anni. Per colmare il deficit di approvvigionamento occorrerà dunque puntare su altri vettori energetici e farlo in fretta.

Molti Paesi hanno il nostro stesso problema, pochi sono stati meno intraprendenti di noi. Interessante è l’approccio degli Usa, dove per ovviare alla chiusura prematura di centrali nucleari (sono 12 le unità chiuse dal 2013 essenzialmente per ragioni di redditività) è stato proposto di finanziarne l’esercizio con sei miliardi di dollari forniti dalla legge sulle infrastrutture.

Questa insana politica, che spero non sarà mai adottata dalla Svizzera, metterebbe ulteriormente sotto pressione l’autorità statale di sorveglianza. Lo Stato non può essere l’autorità che decide le misure necessarie al proseguimento sicuro dell’esercizio di una centrale e nel contempo il finanziatore di quelle misure: in gioco c’è l’indipendenza di cui l’autorità che controlla esercizio e sicurezza degli impianti nucleari deve assolutamente poter godere per garantire un’uscita ordinata e senza troppi rischi dal nucleare.

Infine, il presidente Macron ha detto: "Senza nucleare civile, niente nucleare militare": considerando che alcune potenze nucleari sono state o sono tuttora in mano a psicopatici, ecco un’ulteriore buona ragione per rispettare il "basta nucleare" espresso dal popolo nel maggio del 2017.

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