laR
 
22.03.2022 - 07:20

Chi ha paura del taglio delle rendite?

di Roland Müller, direttore dell’Unione svizzera degli imprenditori (Usi)
chi-ha-paura-del-taglio-delle-rendite
Keystone

Chiunque abbia avuto bambini forse si ricorderà le notti di sonno interrotte per scacciare fantomatici mostri sotto il letto dei piccoli e spaventati sognatori. Sono molti i parallelismi con le attuali discussioni attorno al sistema pensionistico svizzero: a ogni nuovo tentativo di riforma, sia nell’Avs che nella previdenza professionale, si sospettano tagli alle pensioni. Il 2022 è iniziato con il lancio di un referendum contro la revisione dell’Avs. Secondo i sindacati si tratterebbe di un "pacchetto ingannevole" e di un tentativo di riduzione delle rendite delle donne e alcuni parlano addirittura di tagli di 1’200 franchi all’anno.

È vero esattamente il contrario: il progetto di legge prevede un adeguamento dell’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini ma concede alle generazioni transitorie misure di compensazione per oltre 500 milioni di franchi svizzeri – ogni anno e per tutta la vita. In altri termini le donne interessate beneficeranno di supplementi di rendita fino a 1’920 franchi all’anno, oltre che di tassi di riduzione ridotti in caso di pensionamento anticipato.

Ma c’è di più: attraverso l’anno aggiuntivo di lavoro, le donne che hanno subito interruzioni di carriera possono recuperare le lacune contributive o aumentare il loro reddito. Versare contributi per un anno in più ha un effetto positivo sull’importo della pensione nella Lpp. Resta da capire perché alcune cerchie evocano nuovamente gli assurdi fantasmi dei tagli alle pensioni. Forse perché in diversi dei sondaggi condotti sul tema che cercano d’intercettare l’accettazione dei cittadini delle singole misure della riforma – tra cui quello di Axa – emerge un’inversione di tendenza per quanto riguarda l’aumento dell’età di pensionamento: tra il 2018 e il 2020, la quota di persone "piuttosto favorevoli" o "decisamente favorevoli" a un aumento generale dell’età di pensionamento (per donne e uomini) è passata dal 26% al 45% (in soli due anni!). L’innalzamento dell’età per passare ai benefici della pensione non sembra dunque più essere un tabù. Ma per alcuni ambienti sindacali e di sinistra questa è una cattiva notizia, poiché in passato potevano essere certi del rifiuto popolare di un simile passo.

Rimane però una misura che tuttora incontra un secco rifiuto da parte degli intervistati: il taglio delle pensioni. Circa l’80% degli interpellati afferma di non sostenere alcun taglio delle rendite. Per i contrari alle riforme e alla revisione dell’Avs, la tattica è quindi ovvia: quando si parla di una riforma delle pensioni bisogna sempre riuscire a convincere la gente che si tratta di un taglio delle pensioni. Anche se questo non corrisponde alla realtà, qualche voto forse si riuscirà a racimolare. Questa occulta strategia funzionerà però solo finché i cittadini non avranno sperimentato in prima persona che così non è. Allora si sentiranno abbastanza presi in giro. Oppure, tornando ai bambini, a un certo punto questi cresceranno e si chiederanno perché i loro genitori continuavano a scacciare, notte dopo notte, i mostri immaginari.

Potrebbe interessarti anche
© Regiopress, All rights reserved