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Franco Celio (Ti-Press)
17.01.2022 - 10:57
Aggiornamento : 18:41

Sì alla ‘piccola fusione’ tra Quinto e Prato Leventina

Quella dei due sindaci è una posizione ragionevole e meritevole di appoggio da parte della cittadinanza

di Franco Celio, già municipale di Quinto e già granconsigliere

La ‘Regione’ dell’11 gennaio ha riferito che i sindaci di Quinto e di Prato Leventina, Aris Tenconi e Davide Gendotti, sull’onda di una suggestione pervenuta dal Consiglio comunale di Prato, vedrebbero di buon occhio una fusione tra i loro Comuni. Mi sembra una posizione ragionevole e meritevole di appoggio da parte della cittadinanza, tanto più che i due enti non presentano differenze territoriali significative e anche la struttura della popolazione è simile. È vero che il Piano cantonale delle aggregazioni prevede l’unione di tutti e cinque i Comuni dell’alta valle, compresi Airolo, Bedretto e Dalpe, ma è vero altresì che il sindaco di Airolo, Oscar Wolfisberg, secondo il giornale, è «molto tiepido» in materia (e si sa che in questi casi, o ‘tirano il carro’ le autorità, o non lo tira nessuno). Dal canto loro, i sindaci di Bedretto e di Dalpe si sono limitati a richiamare i risultati della votazione pre-consultiva del 2007, che aveva dato in ambedue i casi una netta maggioranza contraria.

Per quanto riguarda Dalpe, che si vanta di essere Comune autonomo fin dall’Atto di mediazione napoleonico del 1803 (anche se la separazione definitiva da Prato pare sia avvenuta più tardi), in paese da qualunque parte si giri lo sguardo si vedono quasi solo territori appartenenti al nuovo Comune di Faido. Qualora i diretti interessati decidessero di rivolgersi a sud, credo che non tocchi né a Quinto né a Prato opporvisi.

Per quanto riguarda Airolo e Bedretto bisogna aspettare che i tempi maturino. Non è vietato pensare che, nell’ipotesi di una fusione a tappe, pensino prima a unirsi fra di loro, e solo in un secondo tempo con gli altri. Del resto, anche il Cantone ha sempre detto che le iniziative aggregative è meglio che scaturiscano dal basso. Lo stesso consigliere di Stato Norman Gobbi non sembra contrario a una strategia in due tempi. L’unico inconveniente è che in tal caso le future autorità dovranno rifare due volte lo stesso lavoro amministrativo (prima per unificare i regolamenti di Quinto e di Prato, poi per accordare ultimi con la realtà del nuovo Comune aggregato). Personalmente, anche se la politica aggregativa del Cantone non mi ha mai convinto granché, ritengo che la ‘piccola fusione’ possa essere approvata, come tentativo di rilancio della regione.

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