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16.01.2022 - 08:10

Di mestruazioni e gabinetti

di Giulia Petralli, consigliera comunale, Bellinzona
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Quasi quarant’anni fa, Gloria Steinem, in un articolo satirico, ribaltava il copione delle mestruazioni. Secondo Steinem se fossero gli uomini ad avere le mestruazioni “se ne vanterebbero, paragonandone durata e intensità”, sarebbero considerate “un segno di virilità” e gli assorbenti verrebbero addirittura “distribuiti gratuitamente dallo Stato”.

Senza cadere nella provocazione di Steinem, ricordo quando anni fa, dissi a mio padre che mi erano “arrivate le mie cose” e doveva portarmi a casa. Sapevo che questa era tra le poche ragioni che lo avrebbero smosso dal bar in cui si stava attardando con amici. Mi caricò in macchina, mi lanciò ogni sorta di straccio che trovò – nella sua mente avrei potuto allagargli la macchina – e si fiondò verso casa come se stesse portando una moribonda a ricevere i primi soccorsi. Uno spasso.

A distanza di tutti questi anni, mentre ancora ci si vergogna ad andare in bagno con un assorbente in mano, la Gioventù socialista chiede la fornitura gratuita di prodotti igienici nelle scuole. Due sono essenzialmente i motivi della richiesta. Innanzitutto, ci dà la possibilità di parlare di m-e-s-t-r-u-a-z-i-o-n-i. Sì, perché nonostante il loro ruolo vitale sono ancora un fattore di vergogna.

Poi, affronta la cosiddetta precarietà mestruale, quella condizione che colpisce generalmente fino al 10% delle persone con mestruazioni (un’interpellanza pendente de I Verdi chiede lumi sulla situazione locale), impedendogli, per un vincolo economico, di accedere ad adeguati prodotti igienici. Uno stato che può portare ad autoescludersi momentaneamente da scuola o dal lavoro o/e a ripiegare su alternative di scarsa qualità, che equivalgono spesso a infezioni.

Rendere gli assorbenti e i tamponi disponibili e visibili nei bagni pubblici, allo stesso modo della carta igienica o del sapone, significa rendere normale il ciclo mestruale. Significa anche e soprattutto poter partecipare alla vita di tutti i giorni senza paura del ciclo.

Nonostante come ogni persona scelga di gestire le proprie mestruazioni rimanga una questione privata, queste dovrebbero essere una questione di salute pubblica e un bisogno fondamentale riconosciuto, quale la necessità di essere puliti e di proteggere i propri organi. Per questo le risorse dovrebbero essere liberamente disponibili a chi le necessita, oltre che nelle scuole anche negli altri spazi pubblici. Se poi ci fosse la possibilità di ricevere una coppetta mestruale gratuita all’inizio del primo corso di educazione sessuale, tanto meglio.

Tra pochi giorni la Gioventù socialista consegnerà formalmente la richiesta al Consiglio di Stato. Chissà cosa direbbe Steinem a immaginare la seduta del nostro gabinetto, composto da soli uomini, a discutere di m-e-s-t-r-u-a-z-i-o-n-i.

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