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27.12.2021 - 07:10

Frontalieri: congelare l’Accordo

di Marco Bernasconi, Ph.D. e Samuele Vorpe, Prof., Ph.D., responsabile del Centro competenze tributarie della Supsi
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Lo scorso 13 dicembre, il nuovo Accordo sui frontalieri tra Svizzera e Italia ha superato il primo ostacolo alle Camere federali, avendo ottenuto il voto favorevole da parte di quasi tutti i senatori. Durante la seduta è stata avanzata una proposta di sospensione dell’Accordo condizionata allo stralcio della Svizzera dalla lista nera italiana sui trasferimenti di residenza da parte dei cittadini italiani verso paradisi fiscali – tra i quali figura sorprendentemente ancora la Svizzera – e, soprattutto, all’avvio dei negoziati per l’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli istituti finanziari svizzeri. Tale proposta è stata respinta a grande maggioranza dai senatori. L’Associazione bancaria ticinese non è rimasta silente e ha criticato, tramite i suoi esponenti, la decisione del Consiglio degli Stati. A suo giudizio sarebbe più opportuno sospendere l’esame relativo all’Accordo sui frontalieri sino a quando l’Italia darà un concreto segnale concernente l’accesso al suo mercato finanziario da parte degli istituti finanziari svizzeri, senza necessità di aprire una succursale.

Se anche il Consiglio nazionale dovesse accettare l’Accordo sui frontalieri senza condizione alcuna, la negoziazione con l’Italia per quanto riguarda l’accesso al suo mercato finanziario sarebbe segnata da una limitata capacità contrattuale da parte del governo svizzero. L’Italia ha già, infatti, ottenuto tutto e non avrà alcun interesse nel fare ulteriori concessioni alla Svizzera.

L’Accordo sui frontalieri, parafato nel 2015, ha trovato forte opposizione da parte dei Comuni di frontiera e dai sindacati in rappresentanza dei lavoratori frontalieri. L’Italia ha quindi imposto una modifica meno favorevole alla Svizzera, soprattutto per quanto attiene alla mancata soluzione del dumping salariale. I frontalieri italiani già attivi sul mercato del lavoro ticinese continueranno, infatti, ad essere imposti con le aliquote svizzere, notoriamente più favorevoli di quelle italiane.

La Svizzera ha quindi concesso all’Italia tutto quanto ha richiesto: lo scambio automatico di informazioni e l’Accordo fiscale sui frontalieri modificato come da sua volontà, senza per ora ottenere nulla in cambio. Restano in sospeso, non si sa fino a quando, le rivendicazioni in favore della Svizzera riferite allo stralcio dalla lista nera e, soprattutto, all’accesso al mercato finanziario italiano, che ha una notevole importanza anche per assicurare il mantenimento dei posti di lavoro nel settore bancario ticinese. La sospensione dell’accoglimento dell’Accordo sui frontalieri da parte del Consiglio nazionale potrebbe consentire al governo svizzero di continuare le negoziazioni con la necessaria capacità contrattuale.

Ci si chiede, sulla base di queste considerazioni, con particolare riferimento alle critiche espresse dal mondo bancario ticinese riguardo agli interessi in gioco per la piazza finanziaria, se la deputazione ticinese alle Camere e il Consiglio di Stato siano ancora favorevoli all’accoglimento senza riserve dell’Accordo sui frontalieri.

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