I dibattiti

Obbligo di mascherina: cosa succede a Lugano?

Per fare la propria parte nel contrastare la pandemia il Municipio ha decretato l’obbligo, ma pochi lo rispettano: mancano informazioni e un’ordinanza

Un obbligo non rispettato da tutti, anzi
(Ti-Press)

Lugano non vuole essere da meno di Milano o Como o Bellinzona, per cui venerdì 3 dicembre il Municipio ha annunciato urbi et orbi l’obbligatorietà di indossare la mascherina per chi entra nella zona pedonale della città a partire dal giorno successivo, sabato 4. È bene che le nostre autorità si preoccupino della salute dei cittadini; è un segno di giudiziosa responsabilità in linea con le raccomandazioni emanate dal gruppo di esperti del Consiglio federale. Peccato però che poi non si faccia nulla affinché i cittadini, soprattutto quelli poco responsabili della propria e altrui salute, rispettino il perentorio vincolo municipale. Ciò mi è stato detto da quattro gentili poliziotti comunali che sorvegliavano Piazza Dante, i quali (con non celato imbarazzo) mi hanno confermato che purtroppo loro non possono far nulla senza una ordinanza municipale e senza la posa di cartelli che informino cittadini e turisti dell’obbligo di indossare la mascherina nel centro città. Tant’è che mercoledì 8 dicembre, data che sancisce a pieno titolo l’inizio delle festività natalizie a livello immaginario e dedicata all’albero di Natale e al presepe, mi sono recato in Piazza della Riforma affollata da gente che, appunto, fotografava o si faceva fotografare davanti al magnifico albero natalizio. Quasi nessuno indossava la mascherina; stessa cosa al mercatino natalizio di Piazza Manzoni; nessun ballo in maschera in città. Liberi tutti. Eppure sono ormai cinque i giorni in cui vige l’obbligo di indossare la mascherina! Inutile spiegare a Zio Bill, al Fringuello e a Cip e Ciop, seduti sotto un brutto tendone di un improvvisato bar locato davanti al Palazzo civico, che anni fa Machiavelli aveva ragionato sul binomio “buone leggi e buone arme” in un libretto poi diventato famoso e che, dopo di lui, Manzoni aveva spiegato ai suoi 25 lettori come la credibilità del governo spagnolo franasse sotto il profluvio delle “grida” inosservate dai milanesi. Anche Lola, che scodinzolava tra i piedi di Zio Bill, scuoteva la testa pensando allo slogan preelettorale (non so più di chi) “affinché tutto Quadri”. Un problema le nostre autorità sembrano averlo: quello dell’informazione (vedi i poveri poliziotti e vedi il povero gruista).

Comunque la coscienza dei municipali responsabili è a posto: loro l’hanno detto, i giornali l’hanno riportato e che la gente si responsabilizzi! Oddio, ci vuole elasticità, ci vuole tempo. Intanto però il virus festeggia e la credibilità di chi delibera obblighi precipita negli scavi aperti delle vie del centro città.

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