02.09.2021 - 19:38
Aggiornamento: 22:44

Di LAMal, cliniche e ospedali

di Franco Cavalli, già consigliere nazionale
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Ti-press

Nella ‘Regione’ di mercoledì Fulvio Pelli cerca di smontare le argomentazioni con cui Fabio Dozio qualche giorno prima aveva denunciato che dopo l’ultima revisione LAMal la situazione finanziaria è ora fortemente sbilanciata a favore delle cliniche private. Nel settore sanitario niente è semplice, per cui son obbligato a fare un po’ di storia. Approvata nel 1995, la LAMal escludeva dai finanziamenti pubblici le cliniche private, proprio come è il caso per le scuole private. Sull’onda dell’euforia neoliberale e con la scusa che così facendo si diminuivano i costi (ciò che poi non è mai avvenuto), negli ultimi 20 anni si è proceduto a una serie di privatizzazioni, che non hanno escluso neanche il settore sanitario. Con diverse revisioni si è così snaturato quanto di sociale c’era nella LAMal. Il colpo finale l’ha dato la revisione del 2012, che ha introdotto i famigerati DRGs (finanziamenti per patologia), con cui si è voluto scatenare la concorrenza tra le istituzioni sanitarie.

A farne le spese sono stati spesso i pazienti, dimessi talora troppo presto per far quadrare i conti, e soprattutto il personale infermieristico, sottoposto per l’aumento del turnover a uno stress lavorativo sempre più intenso. La stessa revisione garantiva i sussidi pubblici anche alle cliniche private, ciò che per il nostro cantone rappresenta un aggravio annuo di circa 130 milioni.

Secondo Fulvio Pelli la concorrenza in medicina è salutare: niente di più falso. Già in teoria è nozione assodata che essendo il mercato sanitario retto dall’offerta e non dalla domanda, ogni liberalizzazione non può che far esplodere i costi (America docet!). Anche l’esperienza dimostra che sono solo quei Paesi che sanno pianificare l’offerta sanitaria a esser in grado di controllare i costi. Per rendere più comprensibile il tutto mi rifaccio alla recente storia della Clinica Santa Chiara di Locarno. Tutti sanno che la proposta di Eoc era finanziariamente migliore e garantiva il coordinamento delle cure acute del Sopraceneri, con evidente risparmio per le casse pubbliche. Gli azionisti hanno invece scelto il progetto di Moncucco, che avrà come risultato un evidente aumento dell’offerta e dei costi. Se gli azionisti si sono “accontentati dell’uovo oggi” è perché sanno che un domani, potendo fare “quello che vogliono”, avranno anche la gallina dalle uova d’oro. Fulvio Pelli ha sì ragione quando dice che negli ultimi anni i costi sono stati un po’ meglio controllati nel settore ospedaliero che in quello ambulatoriale, per il quale i partiti borghesi, Plr in primis, si oppongono a ogni budget globale. Questo lieve miglioramento non è però avvenuto grazie alla concorrenza da lui millantata, ma perché molti cantoni hanno messo a punto delle pianificazioni relativamente efficaci delle cure stazionarie. In Ticino ciò non è avvenuto: ma non come dice Fulvio Pelli per un generico fallimento “dell’ente pubblico a fare la pianificazione”, ma perché con circa il 45% dei letti acuti nelle cliniche private noi siamo di gran lunga un’eccezione nel panorama svizzero, dove il settore privato è molto più piccolo. E se guardiamo i consigli di amministrazione delle nostre cliniche private, capiamo che queste ultime hanno un peso politico tale da rendere quasi impossibile una vera pianificazione. Secondo Pelli il difetto nel manico sarebbe invece quello di avere troppi ospedali troppo piccoli. Questa affermazione non tiene conto che ormai Eoc è un’unica struttura ospedaliera, anche se con una presenza coordinata in molteplici siti, tanto da essere globalmente paragonabile ai più grandi ospedali cantonali non universitari come San Gallo o Aarau. Ma non solo: Eoc è ben incamminato a diventare l’ospedale universitario ticinese, a meno che le cliniche private e soprattutto i loro lobbisti politici impediscano la realizzazione di questo che è uno dei pochi progetti di sviluppo per il nostro cantone.

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