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14.01.2021 - 15:010
Aggiornamento : 15.01.2021 - 17:49

Tagliare o non tagliare a Bellinzona: questo il dilemma

Preventivo 2021 in cifre rosse e la presunta necessità di riequilibrare le finanze cittadine

Negli scorsi giorni Marino Molinaro su queste colonne ha invitato candidate e candidati alle prossime comunali a voler uscire allo scoperto con le proprie ricette rispetto alla necessità di riequilibrare le finanze alla luce del preventivo 2021 della Città che prevede un importante disavanzo milionario. Esercizio già rifiutato dal sindaco Branda che in una recente risposta ha preferito glissare, chiamando in causa il nuovo esecutivo e legislativo che nascerà dopo le prossime elezioni.

La realtà della nuova Bellinzona vede ora presentarsi il conto dell’aggregazione dove molti ex-Comuni poco prima dell’aggregazione hanno approvato crediti per investimenti più o meno importanti che sono finiti ora a carico della Città. Come se non bastasse, spinti da uno spirito revanscista nei confronti di Lugano, l’esecutivo e i partiti che l’hanno sostenuto si sono lanciati in una serie di investimenti sul territorio a garanzia che ogni quartiere potesse godere dei benefici di questa aggregazione e dagli indubbi vantaggi elettorali per l’esecutivo in carica. I nodi vengono ora al pettine e gli investimenti fatti in questi anni (qualcuno con, altri senza l’approvazione del legislativo) condizioneranno il margine di manovra dei prossimi anni.

'No a lacrime e sangue'

Ma il vero dilemma è quello di capire se oggi, di fronte alle prime avvisaglie di una crisi economica e sociale tra le più importanti degli ultimi decenni, sia corretto ridurre la spesa pubblica. Una riduzione che porterebbe inevitabilmente a danneggiare quell’economia reale, e quelle persone che di fronte a questa crisi sono e saranno chiamate ad essere sostenuti. La ricetta del meno Stato (o nel nostro caso di meno Comune) rischia di essere ancora più dannosa per persone e Pmi rispetto a quanto fatto in tempi di vacche grasse. Ed è proprio in un contesto simile che nacquero le teorie economiche di Keynes per uscire dalla depressione economica del 1929 e che portano a un aumento della spesa pubblica quale elemento centrale per la ripartenza.

È per questa ragione che personalmente non credo affatto che sia giunto il momento di manovre ‘lacrime e sangue’ sulle spalle dei salariati e sui servizi al beneficio della collettività. La spesa pubblica dovrà essere però fortemente riorientata rispetto alla situazione attuale, tralasciando nuovi investimenti non indispensabili nei contesti infrastrutturali ma investendo in maniera nettamente maggiore sul capitale umano, sulla formazione, sulle politiche giovanili, sulla cultura, sulla socialità e sul commercio locale di prossimità. Settori che nella nuova Bellinzona non hanno trovato spazio nella visione dei partiti al governo cittadino. Si tratta di investimenti sul lungo termine che ci permetteranno di ripartire con una città più matura, più colta e più attiva dove i veri protagonisti saranno le persone e le loro aspirazioni.

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