
Da anni cerco di sensibilizzare i nostri rappresentanti che siedono nelle diverse camere che governano il Paese, sulle varie problematiche che gli abitanti delle valli quotidianamente devono affrontare. Purtroppo con scarso successo e spesso subendo l’ingiusta accusa che va a insinuare che noi “montanari” saremmo affetti da una perenne “sindrome di Calimero”. Ma essere abitanti di zone discoste non vuol dire essere cittadini di serie B; pure in montagna si usa pagare le imposte, che spesso sono addirittura più onerose rispetto ai territori in piano e alle città.
Uffici postali ormai quasi introvabili, sportelli bancari a orari limitati, negozi di generi alimentari con l’acqua alla gola, trasporti pubblici con orari scollati ecc.
La realtà dei fatti è che gli abitanti delle regioni discoste sono sempre più considerati dai nostri politici come i figli della serva, con quel tenero sorriso di sufficienza che si riserva ai meno nobili quando osano rivendicare dei diritti che per principio sono loro negati.
Ne è un chiaro esempio il messaggio licenziato recentemente dal Consiglio di Stato, in merito alla decisione presa dallo stesso riguardo agli ospedali di valle. Un messaggio dal titolo e contenuto ingannevoli, che propone di ridimensionare il pronto soccorso ad Acquarossa in un chimerico servizio di primo soccorso (?), gestito complementariamente dai servizi della rete sanitaria sul territorio (?), declassando di fatto l’ospedale in casa anziani medicalizzata. Un “progetto” assolutamente irrispettoso, nei confronti degli abitanti della Valle di Blenio e degli oltre 14'000 firmatari che a suo tempo avevano appoggiato l’iniziativa popolare «per cure mediche e ospedaliere di prossimità».
Per non dire dell’agire ottuso della Confederazione, che usa disciplinare inflessibilmente solo nei confronti di chi non ha il potere di reagire (vedi caso rustici), per piegarsi poi ai ricatti delle Ffs che, giocando sporco, vanno a realizzare le nuove officine alla periferia di Castione, distruggendo ettari ed ettari di prati agricoli, invece di andare a riconvertire la zona industriale della ex Monteforno, libera da anni a Bodio e fruibile senza creare ulteriori danni all’ambiente. Tutto nel totale disprezzo di ecologia e popolazione.
E del problema dei trasporti pubblici che dire? Come può un abitante delle valli utilizzare questo mezzo regolarmente, quando i bus passano una volta ogni ora/ora e mezza? Come può il lavoratore o lo studente partire dalla valle il mattino a un’ora decente, per recarsi a scuola o a lavoro a Bellinzona o Lugano, quando deve prendere un autobus prestissimo perché il prossimo passa solo un’ora più tardi, arrivare magari a Biasca a dover cambiare per salire sul treno e infine giungere a Bellinzona prima delle 8.00?
Certamente si fa, più spesso quando si è studenti, ma appena l’età lo permette l’automobile rimane la soluzione migliore.
In favore del Ticino è necessaria una nuova politica, riguardo alle valli e alle zone discoste.