L'aumento dei prezzi per i sistemi d'arma, in particolare quelli statunitensi, e gli slittamenti nelle forniture mettono a rischio il nuovo Programma di potenziamento della difesa di Tokyo.
Anche le consegne procedono a rilento. Entro l'anno fiscale 2026 risultavano acquisiti nove dei 19 P-1 previsti e due dei sei C-2 programmati, mentre gli ammodernamenti sono stati completati su 18 caccia F-15 sui 54 pianificati. Una parte dei ritardi è legata al sistema statunitense delle vendite militari all'estero, il Foreign Military Sales (FMS). Un rapporto della Corte dei conti giapponese, diffuso all'inizio dell'anno, ha rilevato che nelle transazioni FMS tra gli anni fiscali 2018 e 2023 gli slittamenti di cinque o più anni nelle spedizioni erano attribuibili ai produttori americani. Restano inoltre le critiche ricorrenti sul meccanismo, accusato di costringere di fatto Tokyo ad accettare i prezzi fissati da Washington, e sulla capacità del governo di verificare in profondità le quotazioni dei fornitori nazionali e di negoziare condizioni adeguate.
Il nuovo Programma di potenziamento della difesa, atteso entro fine anno insieme alla revisione dei tre documenti chiave sulla sicurezza nazionale, dovrà confrontarsi con queste criticità. Per gli analisti sarà il banco di prova per verificare se il Giappone riuscirà a onorare gli impegni assunti in materia di difesa, nel rispetto di tempi e costi.