Circa 6,5 milioni di cittadini chiamati a eleggere il nuovo capo di Stato. La presidente uscente Iliana Iotova è la favorita, ma la vittoria al primo turno è incerta.
Stamane i cittadini bulgari hanno iniziato a votare per eleggere il loro presidente, in un'elezione oscurata da preoccupazioni per la sicurezza a seguito di una serie di attacchi di droni contro navi mercantili nel Mar Nero, vicino alle loro coste.
Circa 6,5 milioni di persone sono chiamate alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali. I seggi elettorali hanno aperto alle 07:00 (le 06:00 in Svizzera) e chiuderanno alle 20:00. Si prevede un'affluenza alle urne intorno al 35-40% degli aventi diritto.
La presidente uscente socialista Iliana Iotova, 62 anni, sostenuta dal primo ministro Rumen Radev (che ha sostituito come capo di Stato lo scorso gennaio), favorevole al dialogo con Mosca e contraria agli aiuti militari all'Ucraina, è la favorita, davanti ad Andrey Gyurov, 50 anni, del partito Continuiamo il Cambiamento (PP), ex primo ministro ad interim sostenuto dall'opposizione filo-occidentale. Al terzo posto i sondaggi collocano Kostadin Kostadinov, leader del partito nazionalista Vasrazhdane (Rinascita). Scarse possibilità di successo invece per gli altri 24 candidati alla presidenza.
Se la vittoria di Iotova appare certa, non è altrettanto sicuro che l'ottenga al primo turno. Per essere eletta subito dovrà conseguire infatti un doppio quoziente: almeno il 50% delle preferenze con un'affluenza alle urne di almeno il 50%. In caso contrario si andrà al ballottaggio il primo novembre.
Le elezioni si svolgono sullo sfondo di una profonda crisi economica e sociale. Dopo l'ingresso della Bulgaria nell'Eurozona il primo gennaio scorso e a causa della crisi energetica, il paese è afflitto da un forte rincaro di generi alimentari, servizi e tariffe per il riscaldamento nell'imminente stagione invernale. Secondo le stime più ottimiste l'inflazione nel 2026 arriverebbe a oltre il 5%.
Nelle ultime settimane, poi, le istituzioni preposte alla lotta contro la criminalità organizzata si sono date da fare denunciando diversi schemi illeciti per peculato di fondi pubblici e UE sfociati nell'arresto dei sindaci di alcune città. Sul versante della politica estera e della guerra in Ucraina, il governo Radev applica la formula "né sì, né no", anche se a Bruxelles Sofia appoggia tutte le iniziative a sostegno di Kiev.