Violente proteste a Tirana assaltati ministeri e parlamento scontri con la polizia
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Violente proteste a Tirana assaltati ministeri e parlamento scontri con la polizia

La mobilitazione, partita dagli studenti e legata alla 'rivoluzione dei fenicotteri', ha visto attacchi a edifici pubblici, incendi e richieste di dimissioni del premier Edi Rama.

14 ottobre 2026
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Caos a Tirana, dove la protesta contro il governo monta ed è sfociata in atti di violenza. I manifestanti si sono praticamente impadroniti del centro della città assaltando ministeri, la sede del parlamento e della Corte costituzionale, dando fuoco a negozi e filiali di banche fino a ripetuti violenti scontri con la polizia che è riuscita a respingere il tentativo di attacco al Palazzo del governo.

Un'ondata di malcontento che se stavolta è partita dagli studenti - ispirati dalla crisi in Francia - si inserisce nel solco della cosiddetta 'rivoluzione dei fenicotteri', la mobilitazione contro il governo innescata dal movimento contro il progetto turistico di lusso nel sud del Paese legato a Jared Kushner, trasformatasi poi in una protesta generale sfociata in violenze e richieste di dimissioni di Edi Rama.

Il premier non si è pronunciato sugli ultimi eventi, mentre vari membri del suo gabinetto hanno condannato la violenza. La tensione è iniziata a salire in mattinata, con l'invito sui social media degli studenti a boicottare le lezioni e riunirsi davanti al ministero dell'Educazione, già ieri teatro di atti di violenza. È qui che per almeno 5 ore, un gruppo di alcune decine di persone incappucciate e con le maschere hanno lanciato bombe molotov e mattonelle rimosse dai marciapiedi contro l'edificio e le forze dell'ordine. Distrutte le barriere pedonali in mezzo alla strada, e anche cartelloni pubblicitari. Alcuni cassonetti sono stati dati alle fiamme. Incendiati anche alcuni uffici nel pianterreno del ministero. Di fronte, la filiale di una banca, fuori servizio, è stata assaltata: i vetri sono stati mandati in frantumi e dei fumogeni sono stati lanciati al suo interno. La polizia è intervenuta con gli idranti, spostando la folla per fare spazio ai pompieri. A poche centinaia di metri verso il centro della città è stata incendiata la sede di un istituto di credito, già distrutto nelle proteste di ieri sera.

Più tardi, grandi panchine di plastica e cassonetti di immondizia, installati sulla piazza centrale, sono stati dati alle fiamme dopo i lanci di bombe molotov, creando un immenso rogo e una densa nube di fumo. Le fiamme si sono propagate anche verso gli alberi adiacenti. Poi improvvisamente, i manifestanti si sono spostati verso il viale principale della città dove si trova la grande maggioranza delle più importanti istituzioni pubbliche ed hanno assaltato il ministero dell'Economia, riuscendo a sfondare la porta dell'entrata principale. Rotti vetri e buttati fuori mobili ed attrezzature. E poi di nuovo l'incendio.

La situazione è precipitata nel giro di pochi minuti con i manifestanti riuniti davanti al palazzo di governo. Di fronte, l'edificio del parlamento è stato subito preso di mira, sfondando una delle entrate. Poi lo stesso si è ripetuto anche alla Corte costituzionale. Sparsi in differenti gruppi, i manifestanti hanno distrutto e saccheggiato qualsiasi cosa trovassero davanti, assaltando uffici e negozi, alcuni andati in fiamme. In quasi tutte le principali vie del centro ci sono stati roghi, mentre l'intervento della polizia in tarda serata, con idranti e lacrimogeni, ha fatto sgombrare solo l'area sul viale principale, mentre la folla si è diretta verso la sede dove vengono svolte le sedute del parlamento.

Già in mattinata, il leader dell'opposizione Sali Berisha si era rivolto a Rama chiedendo le sue immediate dimissioni. "È l'unica via, per una soluzione di questa grave crisi", ha dichiarato l'ex presidente. Rappresentanti della maggioranza hanno accusato il leader di opposizione di essere dietro agli atti di violenza, mentre il presidente della Repubblica Bajram Begaj ha rivolto in serata un appello alla calma: "La violenza non può essere strumento di espressione del malcontento, e la polizia deve fare uso di forza non proporzionale", ha scritto in un post su Facebook, aggiungendo che il suo ufficio "è aperto per chiunque voglia dialogare e contribuire per il bene del Paese".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni