L'esperto Leonardo Lecce accoglie con cautela l'offerta di Parigi di documenti, ricordando indizi su solchi, tracce radar e un'operazione Nato con Usa, Uk e Francia.
Parigi ha espresso la propria disponibilità a trasferire ai magistrati italiani che indagano sulla strage di Ustica la documentazione in suo possesso sul caso, un'apertura accolta come "una buona notizia" ma con cautela e scetticismo dagli esperti. A sollevare dubbi sulla reale ed effettiva collaborazione transalpina è Leonardo Lecce, perito aeronautico della commissione d'inchiesta tra il 1984 e il 1990, il quale ricorda come numerosi indizi - dai solchi sospetti trovati sui fondali del Tirreno ai tracciati radar di aerei spia nei pressi della Corsica - abbiano da sempre orientato le attenzioni investigative verso la Francia.
Lecce, che era a bordo del 'Nadir' - nave della società statale francese Ifremer incaricata del recupero del velivolo a quasi 4mila metri di profondità -, si interroga sull'effettiva portata della cooperazione promossa da Parigi.
Dalla sua lunga esperienza passata ad occuparsi della vicenda con l'esame approfondito del relitto recuperato, Lecce ha maturato la convinzione che il Dc9 sia stato abbattuto da un missile. "Secondo la nostra perizia - ricorda - l'aereo non si è disintegrato in volo, come sostenuto dagli assertori della bomba a bordo, ma è arrivato integro all'impatto con l'acqua. Abbiamo evidenze lampanti: i pezzi sono stati trovati in un'area di un paio di chilometri mentre nel caso di aerei affondati per l'esplosione di ordigni a bordo i resti si sparpagliarono entro un'area decisamente maggiore, fino a 40 km".
E la Francia? "Per poter ricostruire quanto accaduto - informa l'esperto - era fondamentale recuperare i resti del velivolo. Contattammo per prima una società privata americana: ci dissero che erano impegnati e furono proprio loro a segnalarci Ifremer". Con tre missioni tra il 1987 ed il 1988 a circa 4mila metri sotto il livello del mare la Nadir insieme al batiscafo Nautile riportarono in superficie circa il 70% del peso del Dc9. Lecce seguì le operazioni a bordo per conto della commissione. "Durante questi due anni - osserva - abbiamo avuto la sensazione, poi confermata dalla stessa Ifremer, che loro fossero tornati sul posto in maniera autonoma, senza avvertirci. Ci dissero che l'avevano fatto per la messa a punto delle attrezzature per il recupero. Ma noi, guardando tutte le riprese video che venivano fatte, ci accorgemmo che sul fondale c'erano solchi di un mezzo che era stato movimentato e ciò ci fece pensare". C'è inoltre, aggiunge, un buco di attività di quasi un mese e mezzo dal 2 marzo al 16 aprile 1988, secondo quanto riportato in un documento redatto dal capitano Jean Roux al termine delle operazioni di recupero.
Non è il solo elemento che induce l'esperto a guardare con sospetto verso la Francia. "Noi - rileva - facemmo indagini a tappeto sui radar, militari e civili, per cercare di capire cosa era successo quella notte. Verso la fine del nostro incarico il giudice Bucarelli ci chiamò una notte per mostrarci il tracciato prodotto da un sito dell'Aeronautica a Poggio Ballone, in Toscana: la traccia aveva un percorso molto particolare, circolare e non rettilineo, in prossimità della Corsica. Una traccia inconfondibilmente identificabile come quella lasciata da un aereo radar in contemporanea con l'evento di Ustica. Le operazioni militari necessitano di una sorveglianza in loco, per questo c'era evidentemente un aereo radar. Da notizia di stampa sappiamo che in Corsica navigava in quelle ore la portaerei Clemenceau. Ciò dimostra che i francesi hanno dati radar che, per quanto ne so, non sono stati mai consegnati ai magistrati".
L'ipotesi: quella sera era in corso un'operazione Nato con una triangolazione tra Usa, Gran Bretagna e Francia per colpire il leader libico Muhammar Gheddafi, che avrebbe dovuto essere in volo quella sera. Operazione dalla quale l'Italia era stata tagliata fuori perché considerata non affidabile. Non è dunque, certo, a parere dell'esperto, che - anche a distanza di 46 anni - la mossa della Francia possa effettivamente bucare il muro di gomma che protegge la verità su Ustica.