Da Metz, il Pontefice invita a rilanciare il multilateralismo e il diritto internazionale, ma l'evento registra una scarsa partecipazione politica.
Un forte richiamo all'Europa affinché non si illuda che la strada del riarmo possa condurre a un futuro di pace. Ma un invito anche a rimboccarsi le maniche per rilanciare il multilateralismo e il diritto internazionale a fronte della "barbarie" che cresce sempre più nei rapporti umani e tra gli Stati.
Papa Leone ha scelto Metz come ultima tappa del suo viaggio apostolico in Francia. Incastonata tra Germania, Belgio e Lussemburgo, è il luogo dove rilanciare il ruolo dell'Europa e parlare di pace.
È anche la patria di uno dei padri fondatori dell'Unione europea, Robert Schuman, venerabile per la Chiesa, che dà l'occasione al Papa americano di ricordare le radici cristiane del vecchio continente. E Leone cita con Schuman e Alcide De Gasperi "un altro Padre dell'Europa: san Benedetto".
"Bisogna guardarsi dall'illusione del riarmo". Per Leone XIV "favorire la pace è un'opera attiva. Oggi bisogna chiedersi se stiamo realmente facendo 'sforzi creativi' per promuovere la pace mondiale, o se stiamo semplicemente cercando di arginare l'emorragia della guerra e prepararci meglio a quelle che presumiamo debbano ancora venire". Quindi ricorda che "purtroppo oggi la guerra è riapparsa, anche in Europa: una nuova 'inutile strage', che ogni giorno causa innumerevoli vittime civili".
"Il diritto internazionale e il multilateralismo - rilancia il Pontefice - sottolineano l'eguaglianza effettiva degli Stati nelle loro relazioni reciproche e costituiscono il miglior antidoto alla volontà di dominio, che è all'origine di ogni conflitto. Oggi, le relazioni umane e tra gli Stati si fanno sempre più barbare. Il valore della parola data è disprezzato; ci si vanta piuttosto della menzogna e dell'inganno", ha aggiunto il Papa confidando che "l'Europa può porre fine a questa spirale grazie al rispetto per l'altro che ha saputo coltivare e preservare".
Ma l'evento di Metz, alla fine, è un flop in termini di presenze politiche ad alto livello. Il presidente francese Emmanuel Macron aveva invitato tutti i 27 leader della Ue ma la lista delle autorità presenti si conta sulle dita di una mano. Sono arrivati per l'incontro con il Papa da Lussemburgo, Andorra e Principato di Monaco. Dalla Germania c'è un presidente di regione. È stato forse sottovalutato, nell'organizzazione molto stretta nei tempi, che in concomitanza c'era l'assemblea dell'Onu e i principali leader sono in questi giorni a New York. Come d'altronde è negli Usa il cardinale Segretario di Stato, Pietro Parolin.
E dopo l'assenza alla messa-record all'aperto a Place de la Concorde a Parigi, dove c'erano invece 800mila fedeli e quasi tutti i candidati alle prossime presidenziali, Macron "ha riorganizzato la sua agenda per assistere alla messa" del Papa a Metz, nella cattedrale di Saint Etienne.
Nell'omelia il Papa torna sulla pace che non va costruita con le armi ma magari facendo un passo indietro: "Voi che siete i figli di questa terra, lacerata in passato da conflitti fratricidi - ha detto rivolto ai francesi di questa regione di frontiera -, sapete bene che non è vero che chi si vendica è più forte di chi perdona. Non è vero che chi non cede è più forte di chi cerca la riconciliazione. Non è vero che chi se ne va sbattendo la porta è più forte di chi affronta lo sforzo di camminare insieme".
Pace, multilateralismo, ma anche accoglienza dei migranti, in un continente dove proseguono gli arrivi, a causa delle difficili condizioni, tra guerre e povertà, di molti paesi: "Accogliere una persona significa integrarla come nella propria famiglia, offrendole la possibilità di sviluppare i suoi talenti, le sue capacità e sensibilità, ma anche di entrare nello spirito della casa che la accoglie".