Il Congresso approva il Graham Act per colpire settori chiave dell'economia russa, mentre Zelensky auspica la pace e la Turchia propone una tregua nel Mar Nero.
Un pacchetto di sanzioni contro la Russia, il primo sotto la presidenza di Donald Trump, prende di mira i vertici e i pilastri della sua economia, come difesa e settore energetico, per privare il presidente russo Vladimir Putin delle risorse finanziarie necessarie a portare avanti la guerra contro l'Ucraina. Il Congresso americano ha approvato il Graham Act, in nome del senatore morto a luglio scorso e che dal 2025 premeva perché le misure antirusse venissero adottate, mentre il presidente - che ora dovrà firmarlo - era inizialmente riluttante, per potersi tenere le mani libere nei confronti del capo del Cremlino con il quale ha un contatto diretto.
Per il presidente ucraino Volodymyr Zelensky le nuove misure americane "costringeranno Mosca alla pace", mentre per la Russia - che le considera "un'azione ostile" - le renderanno al contrario "ancora più difficili".
Trump ha inoltre annunciato "passi da gigante verso la creazione di una base statunitense in Polonia", definendola "un passo storico nella grande alleanza" tra Washington e Varsavia, "grazie alla leadership coraggiosa" del presidente - "mio amico" - Karol Nawrocki. "La località verrà annunciata a brevissimo", ha aggiunto l'inquilino della Casa Bianca, mentre il premier polacco Donald Tusk, dopo i recenti raid russi vicino al confine polacco, ha rilanciato l'allarme sugli attacchi ibridi di Mosca contro gli alleati di Kiev in Europa, allo scopo di "indebolire la coesione" della Nato. L'ultimo episodio solo nel pomeriggio, quando jet russi hanno violato lo spazio aereo della Lituania facendo alzare in volo due caccia italiani dell'Alleanza.
Il Graham Act è stato approvato alla Camera statunitense, dopo il sì del Senato a luglio, con 262 voti favorevoli e 159 contrari, dando il via libera definitivo del Congresso all'iniziativa legislativa contro Mosca più significativa da quando Trump è tornato alla Casa Bianca.
La legge prende di mira i settori dell'energia e della difesa, lo stesso Putin e altri alti funzionari, nonché la cosiddetta "flotta ombra" di petroliere usata da Mosca per aggirare le sanzioni occidentali. E conferisce a Trump il potere di imporre dazi fino al 100% sui principali acquirenti di petrolio e gas russi - come Cina e India - nel tentativo di bloccare i flussi di entrate che finanziano la guerra. Misura che ha visto un'insolita spaccatura tra i democratici, scettici nel concedere al presidente maggiori poteri in ambito commerciale.
Nel frattempo la guerra in Ucraina continua senza sosta, senza neppure quella tregua sulle strutture energetiche che lo stesso Trump si era affrettato ad annunciare lunedì scorso, sempre più preoccupato dai costi del carburante per gli americani a poche settimane delle elezioni di metà mandato.
Zelensky ha pubblicato un video che mostra droni ucraini colpire una raffineria di petrolio e diversi aerei presso l'aeroporto russo di Rostov. Il suo ministro degli esteri, Andrii Sybiha, ha annunciato che Kiev sta lavorando a un incontro tra il leader ucraino e Trump, la prossima settimana a margine del Consiglio di sicurezza dell'Onu, nella speranza che porti proprio a un cessate il fuoco energetico, in vista dell'inverno, e sul Mar Nero: qui, secondo Kiev, un drone russo ha colpito una nave civile, battente bandiera della Tanzania, uccidendo il comandante e ferendo altri tre membri dell'equipaggio. Il ministero della difesa di Mosca ha rivendicato, dal canto suo, di aver bombardato due ponti stradali sul fiume Dniester, in Ucraina, "utilizzati per il transito di carichi militari provenienti dalla Romania e dal porto di Izmail".
La Turchia, sempre più preoccupata per la navigazione del Mar Nero, avrebbe presentato a Mosca e Kiev una proposta di memorandum per fermare gli attacchi contro le navi civili: solo dalla fine di giugno almeno 25 navi di proprietà turca (di cui quattro battenti bandiera turca) sono state colpite, per lo più da droni. Il piano, ha fatto sapere un diplomatico di Ankara all'agenzia di stampa France-Presse (Afp), ricalcherebbe l'accordo sul trasporto marittimo dei cereali del 2022, finito appena un anno dopo.