La Commissione europea introduce divieti totali sotto i 13 anni e account limitati fino ai 18, con l'onere della prova sulla sicurezza a carico delle piattaforme.
Divieto totale di accesso alle reti sociali per i giovani di età inferiore ai tredici anni. E mini account (conti ridotti) per i ragazzi dai tredici ai 15 anni, con tetto per l'utilizzo di un'ora al giorno e supervisione dei genitori. Profili autonomi solo per chi ha meno di 18 anni, seppur con limitazioni. Questi i punti cardine della proposta presentata dalla Commissione europea per proteggere i giovani dai rischi connessi all'uso delle piattaforme in rete.
Con la conferenza stampa di lancio del cosiddetto Kids Act, la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha segnato un punto, ma la partita in Europa è appena cominciata. La proposta dovrà passare attraverso il lungo iter di approvazione che coinvolge i 27 paesi membri, da una parte, e i partiti politici dall'altra. Con resistenze e scetticismi da superare tra Consiglio e Parlamento europeo. Ma soprattutto, si intravede all'orizzonte una battaglia con le grandi aziende tecnologiche molto delicata, sul lato normativo ma anche geopolitico.
A Bruxelles risuonano ancora le minacce di nuovi dazi rivolte dal presidente statunitense Donald Trump all'indomani della enorme multa inflitta dall'UE a Google. Ed è proprio sullo stretto crinale tra fermezza e cautela che tenta di muoversi l'esecutivo europeo. A partire dalla presidente von der Leyen, che oggi ha spiegato la ratio di un provvedimento voluto da tempo e seguito in prima persona fino alla stesura finale.
Nelle nuove misure, ci sono sì le sanzioni per le piattaforme in caso di infrazione. E anche dure, fino al 6% del fatturato annuo globale. Ma saranno le piattaforme stesse a dover certificare il rispetto del Kids Act, attraverso un piano di conformità e verifiche indipendenti. Quelle tecnologie che, secondo von der Leyen, "non sono mai state concepite tenendo conto del benessere" dei ragazzi, ora dovranno dimostrare che i loro servizi sono "safe by design", cioè sicuri a partire dal momento della progettazione e adeguati all'età degli utenti. "Invertiamo l'onere della prova, spetta alle piattaforme dimostrare di essere sicure", ha precisato la presidente della Commissione.
Snodo fondamentale, per l'esecutivo europeo, anche per aggirare l'impasse di fronte a cui si è trovata la legge francese voluta dal capo dello stato Emmanuel Macron. Bocciata dalla Corte costituzionale un mese fa proprio per aver posto un divieto indiscriminato che non teneva conto delle funzionalità e dei rischi di ciascuna rete sociale. "Lezione appresa" dalla Francia, per dirla sempre con le parole di von der Leyen, anche sull'approccio "graduale" adottato nel Kids Act. Diverso dal divieto indistinto per tutti i giovani di età inferiore ai 15 anni contestato dalla Corte alla norma voluta da Macron.
Dopo aver inviato, solo qualche giorno fa, una lettera per sollecitare alla presidente della Commissione l'adozione di una legge europea, ora l'inquilino dell'Eliseo può tirare un respiro di sollievo. Secondo quanto chiarito da fonti dell'UE, con la piena applicazione del Kids Act non ci potranno essere leggi nazionali con età diverse e sistemi differenti.
Ad esultare, subito dopo l'annuncio, è stato anche il premier spagnolo Pedro Sanchez, tra i primi sostenitori delle limitazioni insieme a Macron. Dalla premier italiana Giorgia Meloni, invece, nessun commento. L'ultima presa di posizione risale allo scorso giugno, quando si era detta "non contraria" a un divieto, per quanto ritenuto "non risolutivo". Meloni aveva chiesto il "coinvolgimento delle piattaforme" e aveva indicato le proposte in discussione al Parlamento italiano. Ci sono sensibilità diverse che danno la temperatura di un dibattito pronto a infiammarsi.