Accusato di crimini contro l'umanità per la sua 'guerra alla droga', l'ex leader filippino è sottoposto a perizia medica per valutarne l'idoneità mentale al processo.
L'ex presidente filippino Rodrigo Duterte è comparso di persona davanti alla Corte penale internazionale (CPI) per la prima volta, stando all'AFP. Egli è accusato di "crimini contro l'umanità" per una campagna definita di "guerra alla droga" nella quale, secondo gli attivisti per la difesa dei diritti umani, migliaia di persone sono state "uccise illegalmente" dalla polizia.
L'81enne era apparso in collegamento video quando era stato condotto per la prima volta davanti alla corte con sede all'Aia, ma in seguito era stato assente a diverse udienze preliminari e il suo collegio difensivo aveva motivato il fatto con le sue precarie condizioni di salute.
Vestito con un completo scuro e camicia bianca, senza cravatta, l'ex presidente filippino oggi all'apertura dell'udienza odierna sedeva appoggiando il mento sulle mani, riporta l'agenzia francese, secondo cui la giudice presidente Joanna Korner ha preso atto della sua prima comparizione in aula, affermando che Duterte può lasciare l'udienza in qualsiasi momento senza dover chiedere il permesso al collegio giudicante.
L'inizio del processo è previsto il 30 novembre, ma i giudici stanno valutando se l'imputato sia mentalmente idoneo a sostenere un procedimento e hanno disposto una perizia medica.
Gli avvocati difensori sostengono che Duterte "soffre di un significativo deficit di memoria che gli impedisce di memorizzare informazioni recenti e di accedere in modo affidabile ai ricordi".
La pubblica accusa invece afferma che l'ex presidente delle Filippine è "in grado di esercitare concretamente i propri diritti procedurali e quelli relativi a un giusto processo, e che è idoneo a essere processato".