La polizia ha bloccato la protesta contro gli arresti di attivisti Lgbtq+ e le retate, mettendo in custodia decine di partecipanti e giornalisti.
Le forze dell'ordine sono intervenute contro un gruppo di persone che aveva tentato di protestare a Istanbul contro i recenti arresti di attivisti Lgbtq+ e le retate contro le loro associazioni e molti manifestanti sono stati fermati dalla polizia.
Femministe, attivisti Lgbtq+, sindacalisti e militanti di partiti di sinistra si erano radunati davanti al tribunale di Istanbul per protestare ma la polizia ha dopo poco bloccato la dimostrazione e messo in custodia alcuni dei partecipanti e anche giornalisti che erano sul posto per documentare la manifestazione.
Mentre non è chiaro quante persone siano state fermate dalla polizia, le stime dei testimoni riportate dai media locali parlano di decine di fermati e secondo un'associazione di avvocati quasi 80 persone sarebbero finite in custodia.
Regolarmente in Turchia durante manifestazioni non autorizzate ci sono interventi delle forze dell'ordine e i dimostranti vengono spesso messi in custodia e rilasciati dopo qualche ora o il giorno successivo, nel caso il loro arresto non venga confermato.
Sabato scorso, decine di account social di attivisti Lgbtq+ sono stati oscurati e le forze dell'ordine hanno perquisito le sedi delle loro associazioni e vari locali ritenuti vicini alla comunità Lgbtq+, arrestando almeno 63 persone mentre sono stati avviati procedimenti giudiziari in tutto contro 162 sospetti, per varie accuse tra cui promozione di "oscenità" e "sfruttamento della prostituzione".
Anche il profilo della sezione locale di Amnesty International è stato oscurato, dopo che la Ong aveva contestato l'operazione di polizia denominata "la mia famiglia è al sicuro". L'Unione europea e il Consiglio d'Europa hanno criticato gli arresti e le retate mentre da più di 10 anni la comunità Lgbtq+ è perseguitata in Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdogan la definisce "deviante" e il Pride di Istanbul è vietato dal 2015.