Pedro Sanchez entra nell'ultimo anno per la scadenza naturale della legislatura, fissata al 22 agosto 2027, ma il futuro del suo governo resta appeso a un equilibrio sempre più precario. Lo scrive l'edizione europea di Politico, secondo cui le difficoltà parlamentari, la crisi migratoria a Ceuta e le vicende giudiziarie alimentano l'ipotesi di elezioni anticipate.
Il governo socialista di minoranza non ha finora approvato alcuna legge di bilancio in questa legislatura e punta a presentare in autunno quella per il 2027, anche se "un ostacolo importante" è rappresentato da Junts per Catalunya, il cui sostegno è tutt'altro che scontato. Proprio un'eventuale bocciatura della manovra potrebbe diventare, secondo il politologo Pablo Simon dell'Università Carlos III di Madrid, la chiave per un voto anticipato: "Non ha senso prolungare questo mandato fino alla sua scadenza se non solo si rischia di perdere, ma si trascinano anche gli altri con sé", segnala Simon, riferendo le "speculazioni" in aumento sul fatto che Sanchez potrebbe convocare le urne già a marzo.
Sul premier pesano le critiche per la gestione della crisi provocata dagli arrivi di migliaia di migranti a Ceuta e l'isolamento sulla scena europea per le "politiche liberali in materia di immigrazione". Il governo dovrà affrontare sul fronte parlamentare "un duro interrogatorio sui fallimenti in materia di sicurezza", scrive Politico, nel ricordare che un terzo dei ministri dovrà riferire alla Camera la prossima settimana.
A complicare il quadro, i casi giudiziari che coinvolgono la moglie di Sanchez, Begoña Gomez, e quelli su presunte tangenti e un possibile finanziamento illecito del Psoe. Mentre, sul fronte elettorale, i sondaggi indicano il Partito popolare intorno al 33%, il Psoe al 26% e Vox al 17%, con le forze di destra in grado di superare la maggioranza assoluta. Per Sanchez sarebbe inoltre difficile replicare l'alleanza del 2023, con Sumar indebolita dalle divisioni interne.