Drone colpisce in Egitto a pochi chilometri da Suez. Lockheed Martin triplicherà la produzione di Patriot

A detta della Nbc, Donald Trump sarebbe "esasperato" dall'Iran e in una delle ultime riunioni sarebbe sbottato contro i suoi consiglieri per le loro divisioni su come procedere. "È esasperato. Non pensava che fosse così difficile far accettare agli iraniani un accordo. Non c'era una reale strategia sulla durata o su come arrivare" a un'intesa, "non pensava sarebbe stata così lunga", ha riferito una fonte. Secondo un funzionario, pianificare per raggiungere un risultato finale è difficile perché a Trump spetta la parola finale e perché all'interno dell'amministrazione non c‘è un accordo su quale sia l'obiettivo della guerra. Le forze armate americane, ha aggiunto il funzionario, si stanno preparando per una ripresa delle ostilità ma senza indicazioni chiare.
Intanto però l'ira del presidente si è abbattuta sull'Iran. Una "risposta energica", secondo la definizione dei vertici militari Usa, con "un'ondata massiccia" di attacchi nella notte contro decine di obiettivi tra cui centri di comando militare, strutture per missili e droni, postazioni di sorveglianza e difesa costiera e capacità navali, ha riferito il Comando centrale militare (Centcom) degli Stati Uniti al termine delle operazioni. Una prova generale di escalation aerea ben più ampia e vasta su cui il tycoon sta facendo ancora le sue valutazioni. Col generale Brad Cooper che avrebbe presentato al presidente americano un piano per 10-14 giorni di attacchi ancora più intensi contro l'Iran per ridurre le sue capacità missilistiche, andando ben al di là dei raid di rappresaglia che finora hanno avuto uno scarso effetto per sbloccare la paralisi dello Stretto di Hormuz.
I lanci "a sorpresa" di martedì di missili iraniani contro le truppe americane in Giordania, hanno dato una robusta scossa alla fragile tregua e, soprattutto, alle speranze di una svolta diplomatica imminente, malgrado i continui sforzi dei mediatori. "Li colpiremo duramente, perché ora tocca a noi", aveva anticipato minaccioso Trump, parlando dallo Studio Ovale. "Risponderò sempre colpo su colpo? Praticamente sì", aveva aggiunto.
Ora però si è aggiunto il rischio di un ampliamento della crisi, estesa all'Egitto e allo strategico Canale di Suez, quando la parte meridionale del Mar Rosso è già nel mirino degli Houthi, gli alleati yemeniti di Teheran. C’è il mistero dell'attacco al porto di Damietta che ha fatto emergere la vulnerabilità dell'accesso marittimo verso il Mediterraneo, mostrando anche come l'espansione del conflitto in Medio Oriente possa scuotere di più il commercio globale, alle prese con la chiusura dello Stretto di Hormuz. Due navi, tra cui una cisterna per lo stoccaggio di gas di proprietà Usa, hanno preso fuoco durante l'attacco di mercoledì. In base a quanto detto dall'Egitto, l'azione sarebbe stata compiuta usando droni e senza causare interruzioni del traffico navale. L'Iran ha negato ogni responsabilità, avanzando l'ipotesi di un coinvolgimento israeliano nell'attacco, che suonerebbe come un significato allarme del potenziale d'attacco dei pasdaran. "Non abbiamo preso di mira il porto di Damietta", ha detto una fonte del ministero degli Esteri al media libanese Al Nahar, aggiungendo che Teheran "non ha mai avuto intenzione" di compiere un'operazione del genere.
L'Iran, invece, ha rivendicato i raid contro la base aerea statunitense di Ali Al Salem, in Kuwait, sostenendo di aver distrutto due hangar per droni e un deposito di carburante. "Nessun aereo militare americano è stato distrutto o danneggiato nei recenti attacchi iraniani", ha replicato il Centcom, precisando nessuna nave commerciale è passata dal blocco americano di Hormuz. Il capo di stato maggiore dell'esercito del Kuwait, inoltre, ha incontrato funzionari della difesa sauditi per discutere la tutela della libertà di navigazione dello stretto di Bab el-Mandeb, vitale per il petrolio di Riad dopo la chiusura di Hormuz. Il primo blitz aereo di Usa e Arabia Saudita contro target fino-iraniani in Iraq ha reso gli scenari ancora più complessi, esponendo il Regno.
Intanto, allo scopo di rimpinguare le scorte di intercettori sotto stress, Lockheed Martin si è aggiudicata dal Pentagono la commessa da 59 miliardi di dollari per triplicare la produzione di Patriot. Il piano prevede di passare dai circa 600 missili all'anno ai circa 2.000 entro il 2030, attraverso una struttura dedicata ai preziosi Patriot in Arkansas. Un ricco contratto che si aggiunge a quello da 35 miliardi per quadruplicare la produzione di Thaad.