Raid incrociati. ‘Verso un incontro a Londra per una coalizione internazionale a Hormuz’

Tensione alle stelle in Medio Oriente. Gli attacchi incrociati fra Iran e Stati Uniti proseguono: Donald Trump in ‘modalità vendetta’ valuta le sue prossime mosse, mentre Teheran si dice pronta a colpire Tel Aviv e minaccia di uccidere un soldato americano per ogni cittadino iraniano vittima dei raid Usa.
Frustrato e impaziente contro un nemico che non molla, il commander-in-chief nutre sempre più dubbi sulla capacità dei negoziati di portare a una pace duratura ed è convinto che l'unica lingua che l'Iran capisce è quella della forza militare. Tanto più che, secondo gli 007 americani citati dal New York Times, Mojtaba sarebbe più interessato del padre, Ali Khamenei, a dotarsi di un'arma nucleare. Trump - riporta il Wall Street Journal - ha ventilato la sua frustrazione contro Teheran con i suoi consiglieri, difendendo allo stesso tempo la Cina e la Russia. Xi Jinping e Vladimir Putin "mi hanno assicurato" che non avrebbero fornito armi e a "mio avviso non sono coinvolte nella questione iraniana. Se lo fossero le conseguenze sarebbero gravi, non sarebbe nel loro interesse", ha detto smentendo le informazioni dell'intelligence americana, secondo le quali Mosca e Pechino in qualche modo aiutano Teheran.
Per aumentare la pressione e spingere l'Iran a sedersi seriamente al tavolo delle trattative, Trump continua ad alzare i toni. "I danni causati alle navi" dagli attacchi iraniani "saranno risarciti con i fondi" di Teheran controllati dagli Stati Uniti, ha dichiarato il presidente, convinto che piegare l'economia iraniana sia una delle chiavi di volta di un conflitto che avrebbe voluto chiudere nel giro di alcune settimane e che invece va avanti da quasi cinque mesi. "L'appropriazione indebita dei beni di un'altra nazione per far fronte a future rivendicazioni non correlate costituisce un precedente esplosivo", è stata la replica dura del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi.
Dietro le quinte le trattative proseguono, incentrate sullo Stretto di Hormuz. Una delegazione dell'Oman è volata a Teheran per riprendere le consultazioni su un meccanismo che consenta la riapertura dell'importante crocevia. Per metterla in sicurezza, gli Stati Uniti e il Regno Unito stanno invece discutendo la possibilità di tenere una conferenza la settimana prossima a Londra su una potenziale coalizione internazionale con la partecipazione dei ministri della Difesa occidentali. Gli Stati Uniti vorrebbero dagli alleati l'invio di mezzi nella regione, quali dragamine e unità navali e di droni. "Gli americani cercano una via di uscita e vogliono il nostro aiuto", ha detto una fonte europea ad Axios.
Mentre nei cieli del Golgo continua lo scambio di attacchi, i contatti fra Washington e Teheran procedono, anche se non è chiaro a quale livello, nel tentativo di sbloccare l'impasse e rilanciare trattative in grado di evitare una guerra totale. Secondo quanto riportato dal New York Times, l'Iran ha rifiutato l'ultima proposta di cessate il fuoco americana, indispettendo Trump e innervosendo i Paesi arabi, sempre più in difficoltà e nel mirino delle rappresaglie iraniane. La loro posizione difficile è confermata dagli attacchi segreti del Bahrein e il Kuwait all'Iran all'inizio del mese, in quella che secondo il Wall Street Journal è la prima rappresaglia diretta contro Teheran. Fra i target ci sono stati i depositi di droni e missili, colpiti sulla base dell'intelligence fornita dagli Emirati Arabi Uniti.
Segue da vicino gli sviluppi Isralele. Benjamin Netanyahu sarà la prossima settimana negli Stati Uniti per i funerali del senatore repubblicano Lindsey Graham e incontrerà Trump alla Casa Bianca. Il faccia a faccia consentirà al premier israeliano di ricucire con il presidente dopo gli ultimi screzi e fare il punto sull'escalation in Iran. L'incontro lascerebbe immaginare che Trump sia intenzionato a prendersi qualche altro giorno per valutare le sue alternative, visto che potrebbe decidere di sferrare quello che ha definito un attacco "massiccio" insieme all'alleato con cui ha avviato l'operazione Epic Fury. In febbraio quando i due alleati hanno lanciato l'offensiva, però, Stati Uniti e Israele avevano depistato tutti annunciando visite di alto livello che poi non si sono mai verificate.