Estero

L'Ue all'Italia, 'preoccupa l'indipendenza Rai, tutelare la stampa'

17 luglio 2026
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L'indipendenza della Radiotelevisione italiana (Rai), la libertà di stampa e la trasparenza della vita pubblica. È qui che la Commissione europea vede le principali fragilità dello Stato di diritto in Italia, secondo il nuovo rapporto annuale pubblicato dall'esecutivo Ue. Indicazioni che assumono un peso crescente, perché destinate a entrare anche nel nuovo sistema di garanzie a tutela del bilancio dell'Unione.

Nel capitolo dedicato all'Italia, Bruxelles esprime "preoccupazioni" per i rischi che riguardano "il funzionamento indipendente e la sostenibilità finanziaria" della Rai. Pur prendendo atto dei progressi compiuti sulla riforma della governance e del finanziamento del servizio pubblico, attualmente all'esame del Parlamento, la Commissione osserva che il ritardo nella nomina del presidente del cda è stato interpretato da diversi stakeholder come il segnale di regole ancora non efficaci nel mettere l'azienda al riparo da rischi di influenze indebite.

A pesare è anche il nodo delle risorse. Se per il governo il taglio di 10 milioni di euro ai finanziamenti pubblici nel 2026 rappresenta una misura di razionalizzazione della spesa, per la Rai e gli operatori del settore rischia di compromettere la stabilità economica del servizio pubblico. Un richiamo raccolto dall'Unione sindacale giornalisti Rai (Usigrai), che invita il governo ad "ascoltare l'allarme della Ue". Per il sindacato, le criticità evidenziate dalla Commissione "confermano i timori denunciati in questi anni" e dimostrano la necessità di "una vera riforma della governance", nel solco dell'European Media Freedom Act.

Ma più in generale, è la libertà di stampa a finire sotto la lente dell'Ue. Nessun passo avanti, rileva il rapporto, sulla riforma della diffamazione né sulla tutela del segreto professionale e delle fonti giornalistiche.

La segretaria generale della Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi), Alessandra Costante, parla di un rapporto che "accende ancora una volta un faro sull'informazione in Italia" e avverte che senza tutele economiche "nessun giornalista può essere davvero libero e indipendente", un riferimento al precariato e al contratto nazionale fermo da dieci anni. "Il legislatore recepisca queste raccomandazioni sulla libertà di informazione", sottolinea Carlo Bartoli, presidente dell'Ordine dei giornalisti.

Le preoccupazioni dell'Ue si estendono poi anche alla magistratura. La Commissione riferisce delle segnalazioni ricevute da alcuni stakeholder sulle dichiarazioni pubbliche di esponenti politici contro i giudici, aumentate "in numero e intensità" durante la campagna per il referendum sulla giustizia, ricordando che il confronto politico non dovrebbe mai tradursi in messaggi capaci di minare l'indipendenza della magistratura. Sul resto del dossier il giudizio è più sfumato. Promossa la digitalizzazione della giustizia, restano invece ferme le riforme su conflitti di interesse, lobbying e finanziamento della politica.

Nel complesso, la Commissione parla di una "traiettoria ampiamente positiva" in Ue, sottolineando che il 47% delle raccomandazioni formulate nel 2025 è stato attuato, in tutto o in parte, dagli Stati membri. Tra i segnali incoraggianti, figura l'Ungheria, a lungo al centro del confronto con Bruxelles sul rispetto dello Stato di diritto. La Commissione riconosce l'adozione di nuove misure per rafforzare la trasparenza e gli strumenti di contrasto alla corruzione, pur evidenziando che il percorso di riforma resta ancora aperto.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni