L'editoriale dell'Asahi Shimbun avverte di dipendenza tecnologica da Washington, opacità del sistema e incompatibilità con la dottrina difensiva giapponese
L'introduzione dell'intelligenza artificiale nei sistemi di comando delle Forze di Autodifesa giapponesi (SDF) rischia di trasformarsi in una questione di sovranità, non solo di efficienza. A lanciare l'allarme è l'editoriale dell'Asahi Shimbun, che mette in guardia contro una dipendenza tecnologica da Washington destinata a erodere il controllo democratico e l'autonomia decisionale di Tokyo. Il quotidiano progressista individua tre criticità. Primo: la "decisione umana" garantita dal governo rischia di essere una finzione, poiché la rapidità dell'IA rende quasi impossibile una revisione tempestiva, spingendo i comandanti a ratificare passivamente le raccomandazioni della macchina. Secondo: l'opacità del sistema - allucinazioni, errori e "black box" - rende difficile ricostruire e correggere giudizi sbagliati. Infine: la compatibilità con l'ordinamento giapponese, improntato a una difesa puramente difensiva, di fronte a una logica militare statunitense che privilegia l'efficacia offensiva. Lo strumento candidato è il "Maven Smart System" di Palantir Technologies, già sperimentato dall'esercito Usa in Venezuela e Iran e utilizzato da Kiev nella controffensiva russa. Il sistema integra in tempo reale immagini satellitari, dati di droni e intercettazioni, seleziona obiettivi e suggerisce le azioni più efficaci. È già stato impiegato in esercitazioni congiunte Usa-Giappone, il che lo rende il favorito per un eventuale acquisto. Palantir collabora inoltre con enti pubblici e imprese in sanità, assicurazioni e industria; di recente il presidente Peter Thiel è stato ospite nella residenza del premier Sanae Takaichi. Qui sta il paradosso evidenziato dall'Asahi: affidare il cuore del comando nazionale a un prodotto estero, seppur di un alleato, espone Tokyo al rischio - remoto ma reale - di sospensione del servizio, restrizioni o condizionamenti da parte dell'azienda o di Washington. A ciò si aggiunge il pericolo di fughe di informazioni classificate e la consapevolezza che il Giappone difficilmente potrà colmare il divario tecnologico accumulato da Palantir. Nel governo e nella maggioranza crescono le spinte per una soluzione ibrida, sistema estero con progressiva sostituzione nazionale, o per uno sviluppo domestico integrale. L'editoriale conclude che l'IA nel comando non è una scelta tecnica, ma un banco di prova per la sovranità e l'identità difensiva del Paese. Serve un confronto approfondito su ambiti d'uso, coinvolgimento umano e grado di dipendenza estera.