Estero

Israele al voto il 27 ottobre, testa a testa Bibi-Eizenkot

12 luglio 2026
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Dopo un mandato segnato dalle proteste di piazza contro la riforma giudiziaria, dal fallimento delle istituzioni nel massacro del 7 ottobre, dalla lotta per la liberazione degli ostaggi e dalla guerra su diversi fronti più lunga e sanguinosa della storia del Paese, le elezioni legislative israeliane si terranno, per la prima volta dal 1988, nella loro scadenza naturale, il prossimo 27 ottobre.

Il governo di Netanyahu e dei suoi alleati oltranzisti incassa un altro record: è il primo esecutivo in 53 anni a completare il proprio mandato. Quando questo venerdì la Knesset si scioglierà, si aprirà ufficialmente la campagna elettorale, verso un voto considerato dai cittadini esistenziale per il futuro d'Israele. Nei cinque giorni che restano, il governo sparerà le sue ultime cartucce, con un blitz legislativo intensivo volto a mantenere unita la coalizione politica più divisiva di sempre.

Nel do ut des orchestrato dal premier negli ultimi due mesi per mantenere nel blocco della destra i partiti haredim (ultraortodossi) - con il loro tesoretto stabile di 15-18 seggi - la coalizione cerca di approvare in extremis alcune delle leggi controverse che hanno caratterizzato questa legislatura: da un lato, quelle richieste dai partiti haredim, la legge che definisce lo studio della Torah come 'valore fondamentale' dello Stato, e l'altra volta a garantire una moratoria degli arresti dei giovani religiosi disertori dell'esercito. Dall'altro, quelle che stanno a cuore a Netanyahu: la separazione dei ruoli del procuratore generale, che a oggi funge sia da consulente legale del governo che da capo della procura penale; e la riforma delle telecomunicazioni, che rafforza il potere politico nelle nomine dell'ente regolatore.

Netanyahu ha ribadito in un'intervista a I24News che si candida per vincere, ma ha anche detto di avere individuato, senza farne il nome, la figura che vede come suo delfino. ''Ma sarà il popolo a decidere'', ha detto. Lo attendono il 4 agosto le primarie del Likud, in cui sta lottando contro l'establishment del partito per farsi garantire un ampio numero di seggi bloccati a sua discrezione, consapevole che l'elezione affidata agli iscritti del partito favorirebbe i nomi più popolari e meno graditi agli Stati Uniti.

Il primo ministro continua a parlare della volontà di costituire un 'ampio governo nazionale' che possa portare avanti le questioni più spinose: quella giudiziaria - il cavallo di battaglia del governo, mai portata a termine -, la commissione di inchiesta sul 7 ottobre. Oltre a tutti i dossier di sicurezza rimasti aperti: Gaza, Libano, Siria, Iran e il possibile ampliamento delle normalizzazioni che richiederanno concessioni ai palestinesi. Con l'amministrazione Trump che spinge per un governo che escluda la destra oltranzista. Ma dalle opposizioni, che al momento vedono in testa il partito centrista 'Yashar!' dell'ex capo di Stato maggiore Gadi Eizenkot, che è arrivato in tempi record a pareggiare con il Likud nei sondaggi, non c'è segno di apertura verso il premier 76enne più longevo della storia d'Israele. Sullo sfondo, il processo a Netanyahu, con i giudici che hanno ribadito alla procura la debolezza dell'accusa più grave, la corruzione, quella che prevederebbe l'interdizione dagli incarichi pubblici. La resa dei conti elettorale in Israele è solo all'inizio.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni