Estero

Teheran ha sepolto l'uranio arricchito, 'sarà dura estrarlo'

13 giugno 2026
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Quando agli iraniani è stato chiaro che al Pentagono stavano meditando seriamente di andarsi a prendere con la forza l'uranio arricchito, la contromisura è stata drastica e - quasi letteralmente - tombale. Hanno ingoiato la chiave.

Hanno fatto crollare i tunnel dove il materiale nucleare era nascosto da mesi, ha rivelato stamattina la Cnn, e per di più hanno minato gli ingressi.

Adesso recuperarlo sarebbe difficile persino per loro, figurarsi per un blitz di armati, di notte, col tempo contato e sotto il fuoco nemico. E ora che le trattative sono alle strette e la questione uranio è più che mai centrale, avere il prezioso materiale sotto tonnellate di terra va a tutto vantaggio del regime dei pasdaran.

La conseguenza più evidente è che gli Usa, preso atto della situazione, avrebbero finito per accettare nel memorandum di intesa per il cessate il fuoco il 'compromesso all'iraniana': l'uranio non più portato via dagli americani, come volevano i falchi di Washington, ma diluito in loco sotto l'occhio vigile degli ispettori Onu. "E' la nostra posizione da sempre" ricordava ieri il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi.

Adesso per rimuoverlo serviranno macchinari complessi e lunghe e delicate sessioni di sminamento. Tempo, in una parola, risorsa che in guerra può valere più dei missili. Sempre che alla fine ci si riesca, perché c'è persino chi ipotizza che gli iraniani a un certo punto potrebbero persino dichiarare - non si sa quanto credibilmente - che quell'uranio è del tutto irraggiungibile, lasciando Washington e i suoi alleati con una spada di Damocle, radioattiva, sopra la testa.

La 'spada' pesa 970 libbre, circa 440 chili, e al momento sarebbe allo stato gassoso (esafloruro di uranio). Per arricchire il materiale gli scienziati della Repubblica Islamica hanno usato le potenti centrifughe degli impianti di Natanz, Fordow e Isfahan. Al momento sarebbe al 60%, ma in pochi giorni e disponendo di laboratori efficienti potrebbe arrivare al 90%, cioè la quota adatta a fabbricare ordigni.

Con mezza tonnellata di uranio se ne potrebbero ricavare dieci, secondo gli esperti, e nessuno nella regione vuole un Iran dotato di bombe nucleari. Gli israeliani meno di tutti gli altri: "Finché sarò premier, l'Iran non avrà il nucleare. Con Trump siamo d'accordo" ha affermato il primo ministro Benyamin Netanyahu. Ma adesso il quadro è oggettivamente più difficile rispetto a un mese fa, e la finestra per un raid s'è definitivamente chiusa.

L'opzione militare esisteva eccome, e un'ulteriore conferma è arrivata oggi sempre dalla Cnn. Scrive la testata Usa che lo scorso 19 maggio il capo delle Forze armate Usa, il generale Dan Caine, ha lasciato in fretta e furia un vertice Nato a Bruxelles per raggiungere un briefing a Tampa, in Florida, nel quartier generale del Comando Centrale, dove sul tavolo lo aspettavano i piani operativi per il raid.

Una operazione a rischio classificato 'da alto a estremo', cioè con parecchie vittime americane anche in caso di successo, e con la possibilità concreta che Teheran potesse giocarsi per rappresaglia l'ultima carta rimasta finora nel taschino: il blocco di Bab al-Mandab per mano degli Houthi yemeniti. A bloccare tutto, in un sussulto di prudenza, sarebbe stato lo stesso Donald Trump.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni