Estero

Crisi dell'alluminio in Medio Oriente pesa sui costruttori di auto giapponesi

Ridotte forniture e prezzi in rialzo fino al 2028, con impatti sui costi per Toyota, Mitsubishi e Nissan e premi più alti sul LME

8 giugno 2026
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Il restringimento delle forniture di alluminio dal Medio Oriente continua a comprimere i margini dell'industria automobilistica giapponese, con ripercussioni attese almeno fino al 2027-2028. È quanto segnala il quotidiano Nikkei, sottolineando come l'esplosione del conflitto seguita dall'attacco degli Stati Uniti e Israele all'Iran a fine febbraio abbia fatto schizzare le quotazioni del metallo leggero sul LME di Londra a 3.600 dollari per tonnellata metrica, contro i 3.200 preguerra. Secondo la ricerca di Wood Mackenzie, le interruzioni in corso sottrarranno al mercato globale oltre 3 milioni di tonnellate nel 2026 - circa il 10% dell'offerta mondiale esclusa la Cina - con un ulteriore deficit di 1,8 milioni di tonnellate previsto nel 2027. Un recupero completo non è atteso prima del 2028. Il Giappone è tra i Paesi più esposti, essendo il principale importatore mondiale di alluminio dal Medio Oriente, con circa il 30% del suo fabbisogno totale. L'industria automobilistica dipende in misura significativa da leghe della regione, incluse quelle per cerchi in alluminio, la cui sostituzione con forniture alternative risulta particolarmente complessa. In questo contesto, segnala ancora il Nikkei, i premi pagati dai produttori giapponesi sul LME spot sono balzati da 195 a 350-353 dollari per tonnellata nel secondo trimestre 2026, con ulteriori pressioni al rialzo in vista dei negoziati per il terzo trimestre. Sul piano industriale, i segnali di allarme si moltiplicano. Toyota prevede un impatto di 670 miliardi di yen (4 miliardi di euro) sull'esercizio fiscale in corso, di cui 400 miliardi attribuiti ai costi sui materiali. Mitsubishi stima un danno di 30 miliardi di yen, metà dei quali derivante dall'aumento dei costi di approvvigionamento. Nissan quantifica un impatto di 15 miliardi nel primo semestre. Pur escludendo uno scenario di carenza totale, dal momento che alcune aziende detengono partecipazioni in fonderie australiane e canadesi, gli esperti avvertono: se i prezzi dei veicoli salissero, la domanda potrebbe contrarsi ulteriormente.
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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni