Il Papa richiama al primato della dignità, del lavoro e della solidarietà e sollecita regole per limitare il potere delle big tech e vietare l'uso bellico dell'IA
Ripartire dall'umano in un'epoca in cui, con l'intelligenza artificiale, la vita concreta delle persone, le relazioni dirette, il dialogo quotidiano, sembrano segnare il passo.
È questo il senso dell'enciclica di Papa Leone XIV, "Magnifica Humanitas", che vuole dare una chiave di lettura di questa quarta rivoluzione industriale, dai ritmi molto più accelerati delle precedenti.
E allora si parla di algoritmi, sì, ma al centro ci sono i valori umani: la pace, la dignità, il lavoro, l'attenzione agli ultimi, la vita da difendere. Perché la scelta oggi è tra il costruire la Torre di Babele, simbolo biblico del non dialogo, o le solide mura di Gerusalemme, che rimandano invece alla "convivenza fraterna".
Il Papa americano ha mantenuto la promessa: quella di dare continuità alla Rerum Novarum di Leone XIII che 135 anni fa, nel pieno della rivoluzione industriale, parlava di diritti favorendo la nascita della cooperazione, dei sindacati, del concetto di sussidiarietà. E guarda ai due emisferi del globo: da una parte quello dello strapotere delle big tech, dall'altra quello invece dei bambini che per favorire questa evoluzione si massacrano le mani per estrarre le terre rare.
"Nel tempo dell'intelligenza artificiale, in cui la dignità umana rischia di essere oscurata da nuove forme di disumanizzazione, abbiamo il dovere urgente di restare profondamente umani". Bisogna "disarmare l'IA", insiste Leone XIV, per sottrarla alla logica della competizione militare, economica e conoscitiva.
Quindi l'affondo contro i colossi, i veri signori del potere, capaci di tenere in scacco anche le superpotenze: "In un contesto in cui la ricchezza delle nazioni dipende sempre più da conoscenze e tecnologie, quando questi beni restano concentrati nelle mani di pochi, senza adeguate forme di condivisione e di accesso, si crea un nuovo squilibrio".
Quindi "gli Stati e le istituzioni sovranazionali sono chiamati a garantire regole giuste e tutele efficaci". "Non si può lasciare che pochi attori orientino da soli i processi", avverte Leone. Ha voluto, seduto accanto a lui, Chris Olah di Anthropic, che raccoglie la sfida e accetta il dialogo.
Tra i temi maggiormente citati dall'enciclica c'è chiaramente quello della guerra. "Non esiste algoritmo che possa rendere la guerra moralmente accettabile". Anzi la tecnologia "non sottrae il conflitto alla sua intrinseca disumanità", scrive Leone che mette anche una pietra tombale sul concetto di "guerra giusta".
È lo stesso Papa, con una scelta senza precedenti, a presentare la sua enciclica, assieme a cardinali e superesperti del settore. "Ho ascoltato racconti molto preoccupati su algoritmi che possono bloccare l'accesso alla salute, all'impiego e alla sicurezza, sulla base di dati contaminati da pregiudizi e ingiustizie, e ho sentito il silenzio di coloro che non hanno voce quando vengono prese le decisioni. Decisioni che generano nuove forme di esclusione e sofferenza. Da qui ho maturato la convinzione - ha detto Leone parlando nell'Aula del Sinodo - che l'intelligenza artificiale debba essere disarmata".
Poi l'appello a non creare nuovi schiavi, a mantenere condizioni dignitose di lavoro e anche a superare quella misurazione dell'economia, il Pil, che dopo ottant'anni non fotografa più la realtà.