Ruota tutto attorno al sindaco di Manchester, Andy Burnham, la partita per scalzare il premier britannico Keir Starmer, sotto assedio dopo la devastante sconfitta elettorale subita dal Labour nelle amministrative del 7 maggio.
Un passo decisivo in questo senso è il via libera arrivato dal comitato nazionale del partito alla candidatura del popolare esponente della 'soft left' nel seggio di deputato lasciato libero per lui da Josh Simons nel collegio di Makerfield, nell'area della Grande Manchester.
Starmer non ha osato questa volta, a differenza di quanto fatto nei mesi scorsi, bloccare il suo rivale che ora punta a vincere l'elezione suppletiva e tornare in Parlamento - nel giro di un mese se tutto va bene - per poi lanciare la sfida al premier. Quest'ultimo si trova in una situazione politica ancora più drammatica di quanto sembrava: sono circa 230, su 403, i deputati della maggioranza che in forma pubblica o privata invocano la sua uscita di scena, oltre agli elettori e agli iscritti come emerso dai sondaggi.
Burnham ha già ricevuto i primi più o meno velati endorsement, come quello della vice leader del Labour, Lucy Powell, che lo ha definito "figura chiave" per il rilancio del partito in crisi, con l'obiettivo di arginare l'ondata del trumpiano Reform Uk, guidato da Nigel Farage.
Lo scoglio più immediato per Burnham è però proprio il voto nella suppletiva. L'ex tribuno della Brexit ha dichiarato che "impegnerà ogni risorsa" in un collegio storicamente laburista, ma dove proprio nel recente voto locale Reform è cresciuto su larga scala. Una volta che Burnham sarà tornato ai Comuni, dove era già stato deputato dal 2001 al 2017, si aprirà il confronto.
In quel momento si dovrà vedere se Starmer, deciso per ora a resistere, rivedrà la sua posizione fino ad accettare una successione controllata a fronte della popolarità del rivale, magari prima del congresso del Labour a fine settembre, oppure tenterà il tutto per tutto in una sfida alla leadership aperta a quanti vorranno partecipare.
A partire da Wes Streeting, dimessosi da ministro della Sanità e intenzionato a competere come rappresentante della destra interna per affrontare qualunque avversario. Non solo non ha subito ufficializzato la sua candidatura contro sir Keir raccogliendo le 81 firme di deputati della maggioranza necessarie per avviare la sfida, ma l'ex ministro ha detto anche di essere favorevole a un dibattito allargato ad altri candidati sul dopo Starmer e al ritorno in Parlamento di Burnham, beniamino dell'ala più progressista del Labour.
I numeri fanno presagire che il "re del Nord", come è stato soprannominato Burnham per la sua popolarità nell'Inghilterra settentrionale, riesca a stravincere la corsa per la guida del partito di maggioranza e del governo.
Il 56enne è nato a Liverpool, la più irlandese delle città inglesi, da padre tecnico dei telefoni e madre centralinista, entrambi attivisti del Labour. Ha studiato in una scuola cattolica e si è laureato in letteratura inglese a Cambridge, dedicandosi comunque alla politica fin da giovanissimo. È stato sottosegretario nell'ultimo governo guidato da Tony Blair e poi ministro (della Cultura prima, della Sanità poi) in quello di Gordon Brown, oltre a tentare due volte, senza successo, di conquistare la guida del Labour.
Questa potrebbe essere la volta buona, per risollevare una compagine bloccata in un limbo, senza la capacità d'iniziativa a livello di governo e nell'impossibilità di capitalizzare le difficoltà degli avversari. Come lo scandalo dei cinque milioni di sterline ricevuti da Farage sotto forma di donazione dal cripto-miliardario e sesto uomo più ricco del Regno Christopher Harborne, finiti al centro di un'inchiesta dell'organismo di Westminster che valuta il comportamento dei parlamentari.