Analisi riservata dello Stato maggiore congiunto: Pechino usa leve diplomatiche, economiche, militari e informative approfittando degli effetti del conflitto
Prodotto dalla direzione d'intelligence dello Stato maggiore congiunto, l'analisi valuta la risposta di Pechino alla guerra iraniana con i quattro strumenti del potere statale: diplomatico, informativo, militare ed economico. Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno dato inizio alla guerra in Iran, lo scorso 28 febbraio, la Cina ha venduto armi agli alleati degli Usa nel Golfo Persico, nel mezzo degli sforzi a difesa di basi militari e infrastrutture petrolifere dagli attacchi dei pasdaran con missili e droni. Pechino ha inoltre fornito assistenza a vari Paesi in tutto il mondo che si trovavano in difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz, da dove transita il 20% del greggio mondiale.
La guerra ha poi prosciugato le ingenti scorte di munizioni americane: riserve che risulterebbero cruciali in un potenziale scontro con la Cina per il controllo di Taiwan, ha rilevato il rapporto. Il conflitto iraniano, che ha causato danni o la distruzione di equipaggiamenti e strutture militari Usa in tutto il Medio Oriente, ha consentito a Pechino di osservare le modalità con cui gli Stati Uniti conducono le guerre e di acquisire conoscenze utili per pianificare le future operazioni militari.
Il rapporto ha evidenziato, infine, come Pechino abbia integrato le critiche diffuse nei confronti del conflitto all'interno della propria comunicazione pubblica, definendo la guerra "illegale". La Cina persegue da tempo l'obiettivo di minare l'immagine degli Stati Uniti quale garante responsabile dell'ordine internazionale basato sulle regole, e considera il conflitto iraniano un esempio emblematico dell'approccio disinvolto di Washington nei confronti delle ostilità militari.