Estero

MO: braccio di ferro su Hormuz, Netanyahu in segreto negli Emirati

13 maggio 2026
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Nel pieno dell'operazione "Ruggito del Leone" contro l'Iran, Benjamin Netanyahu è volato in segreto negli Emirati Arabi Uniti per incontrare lo sceicco Mohammed bin Zayed. "Questa visita ha portato a una svolta storica nelle relazioni tra Israele e gli Emirati", normalizzate nel 2020 con gli Accordi di Abramo, ha commentato l'ufficio del primo ministro israeliano.

L'annuncio arriva dopo le rivelazioni dei media internazionali secondo cui, a cavallo dell'inizio della tregua decretata da Donald Trump, sia gli Emirati che l'Arabia Saudita hanno condotto segretamente attacchi in territorio iraniano, senza limitarsi dunque a mere azioni difensive. Israele ha inviato batterie Iron Dome e personale militare ad Abu Dhabi per intercettare i missili e droni lanciati dall'Iran contro i Paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti.

Ma, secondo alcune fonti, israeliani ed emiratini avrebbero anche coordinato un attacco contro un importante sito petrolchimico sull'isola iraniana di Lazan. La Reuters rivela inoltre che, sempre durante la guerra, le forze saudite hanno bombardato anche milizie sciite filo-iraniane in Iraq. Allo scopo di "coordinare le operazioni belliche" anche il capo del Mossad David Barnea e quello dello Shin Bet David Zini si sarebbero recati a più riprese nei due Paesi del Golfo durante il conflitto. E sale la tensione anche tra l'Iran e il Kuwait: Teheran lo accusa di aver attaccato una nave iraniana e di aver arrestato quattro suoi cittadini, chiedendone la liberazione immediata e riservandosi il diritto di rispondere.

La guerra israelo-americana contro la Repubblica islamica, al momento sospesa da una fragile tregua, assume dunque i contorni di un conflitto molto più vasto, ora congelato sul muro contro muro, tra continue minacce reciproche, in attesa di una spinta decisiva - o di un naufragio senza scampo - dalla visita di Trump in Cina. "Risolveremo il conflitto pacificamente o in altro modo", continua a ripetere il presidente americano, insieme all'altro mantra: "Teheran non può avere l'arma nucleare". Mentre sull'altro fronte i pasdaran assicurano: "Il campo di battaglia e lo Stretto di Hormuz sono sotto il nostro controllo. Siamo pronti a condurre qualsiasi operazione, in qualsiasi momento e nel più breve tempo possibile".

E mentre l'Europa, in sofferenza economica per la chiusura di Hormuz, si organizza per farsi trovare pronta a garantirne la riapertura in sicurezza qualora si raggiungesse la pace nel Golfo, è ancora attorno allo Stretto che si gioca lo scambio di minacce. Gli Stati Uniti lo fanno sorvolare da un caccia stealth F-35A, in grado di trasportare oltre 8 tonnellate di armamenti a velocità supersoniche, mentre Teheran - ventilando un possibile piano di Trump di far sbarcare le truppe sulla cruciale isola di Kharg - avverte: "Se gli Usa e Trump commettono un errore, trasformeremo il Golfo Persico nel più grande cimitero per le forze americane".

"Non permetteremo che nemmeno un litro di petrolio attraversi lo Stretto di Hormuz", ha aggiunto il vicecomandante della Marina delle Guardie Rivoluzionarie, Saeed Siahsarani.

Trump deve ora decidere se accettare un "cattivo accordo" con l'Iran, come quello che rimprovera al suo predecessore Barack Obama, o riprendere i bombardamenti, sebbene la sua intelligence gli abbia ripetutamente fatto presente che le capacità missilistiche iraniane sono ben lontane da essere "distrutte" come lui stesso rivendica. Secondo le ultime valutazioni degli 007 statunitensi, rivelate dal New York Times, l'Iran mantiene ancora circa il 70% del suo arsenale missilistico e dei suoi lanciatori mobili, e circa il 90% dei suoi depositi e lanci missilistici sotterranei a livello nazionale, che ora risultano "parzialmente o completamente operativi".

Avvertimenti che Trump sembra voler ignorare, incolpando soprattutto i media di remare contro la vittoria degli Stati Uniti. "Quando le 'fake News' affermano che il nemico iraniano sta avendo la meglio, militarmente, contro di noi, si tratta di un atto di virtuale tradimento, data l'assoluta falsità - e persino l'assurdità - di tale dichiarazione", ha tuonato in un duro post su Truth, accusando i media "di favorire e spalleggiare il nemico!". "Si tratta - ha tagliato corto - di codardi americani che fanno il tifo contro il nostro Paese".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni