Estero

Iran: Trump, ‘vogliono un accordo ma la proposta non mi soddisfa’

1 maggio 2026
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L'Iran presenta agli Usa la sua nuova proposta per la pace. Ma l'accoglienza americana è fredda: "Al momento, non sono soddisfatto di quanto offrono", ha detto Donald Trump tornando a far aleggiare lo spettro di nuovi attacchi e a criticare l'Europa per il mancato aiuto sul dossier.

"Non sono contento dell'Italia e non sono contento della Spagna. Ritengono che l'Iran possa avere l'arma nucleare", ha insistito dopo aver minacciato il possibile ritiro delle truppe americane nei due Paesi e in Germania. Contro l'Europa il presidente ha anche riaperto la partita dei dazi, annunciando dalla prossima settimana tariffe al 25% sulle auto Ue. È "inaccettabile" e dimostra che gli Stati Uniti sono un partner "inaffidabile", ha tuonato il presidente della Commissione commercio internazionale del Parlamento europeo, Bernd Lange. Ma Trump vuole andare avanti: "L'Ue non ha rispettato l'accordo commerciale", ha detto prima di volare in Florida, da dove continuerà a seguire "al telefono" le trattative con Teheran.

I contenuti della nuova proposta iraniana restano per ora riservati vista la delicata fase. È stata consegnata ai mediatori del Pakistan, che lunedì scorso hanno ricevuto da Washington una lista di emendamenti per reinserire la questione nucleare nel testo di un eventuale accordo. La precedente proposta iraniana prevedeva la riapertura di Hormuz e il rinvio a una seconda fase delle trattative sul programma nucleare. Trump però l'aveva respinta e gli emendamenti richiesti riflettono lo scetticismo americano sul non affrontare subito il tema: gli Usa – riporta Axios – vogliono che l'Iran si impegni a sospendere ogni attività nei propri siti nucleari bombardati e non tocchi le scorte di uranio arricchito a trattative in corso.

Uno sblocco dello stallo appare così ancora lontano. E, secondo indiscrezioni, l'Iran starebbe approfittando della tregua per recuperare armi, missili e munizioni "nascosti sottoterra o sepolte dalle macerie". Trump ha ribadito a più riprese di voler seguire la via diplomatica ma per ora – ha detto – Teheran ha chiesto cose che non è in grado di accettare. L'opzione militare resta così aperta: le alternative sono "un accordo o bombardarli a tappeto", ha spiegato dopo aver ricevuto un briefing di 45 minuti dai comandanti sulle possibili mosse militari da intraprendere per mettere pressione a Teheran.

Mentre valuta le opzioni, il commander-in-chief fa i conti con l’impopolarità crescente della guerra, che piace agli americani addirittura meno di quella in Vietnam. Il conflitto sta portando alla luce anche crepe nel suo partito, aprendo la strada a una possibile battaglia in Congresso. Oggi è scaduto il termine dei 60 giorni previsto dalla legge affinché un presidente notifichi a Capitol Hill una guerra e ne chieda l'autorizzazione. L'amministrazione Trump ritiene invece che la tregua scattata il 7 aprile abbia bloccato il conteggio e "terminato" il confronto diretto Iran-Usa. Una spiegazione che non convince molti anche fra i repubblicani e che rischia di aprire un nuovo pericoloso fronte in vista di Midterm.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni