E' una questione di ore, una corsa contro il tempo, un ultimo tira e molla su chi debba fare il primo passo. Il via libera al prestito da 90 miliardi per l'Ucraina non è mai stato così vicino e potrebbe concretizzarsi alla riunione dei Rappresentanti Permanenti (Coreper) in seno all'Unione europea (Ue) di mercoledì, alla vigilia del vertice di Cipro.
Il "casus belli" sul quale l'Ungheria ha basato il suo veto al prestito sembra essere stato rimosso: in un colloquio con i vertici Ue, il presidente ucraino Voldymyr Zelensky ha annunciato che l'operatività dell'oleodotto Druzhba, che porta il petrolio russo in Ungheria e Slovacchia, è stata ripristinata. "Grazie per aver mantenuto la promessa", ha chiosato il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa.
Partita chiusa, quindi? No, perché nella lettera che lunedì il premier ungherese uscente Viktor Orban ha inviato a Costa è scritto, nero su bianco, che Budapest toglierà il veto al prestito per Kiev "non appena i flussi di petrolio riprenderanno". L'oleodotto, insomma, non deve solo essere teoricamente operativo. Il veto sarà rimosso solo "quando il petrolio russo arriverà in Slovacchia", ha precisato Bratislava.
"Non appena verrà presentata una richiesta di pompaggio del petrolio" da Ungheria e Slovacchia, "l'oleodotto verrà rimesso in funzione", è stata la replica di Kiev. L'impressione, a Bruxelles, è che il botta e risposta sia solo la coda velenosa di uno scontro lungo mesi. La Commissione resta fiduciosa sul fatto che, alla riunione del Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper), il via libera unanime al prestito per l'Ucraina ci sarà. Ma il diavolo si nasconde nei dettagli. E non è apparsa inosservata, a Bruxelles, la notizia secondo cui nella notte del 21 aprile, droni gestiti dal Centro operazioni speciali "Alpha" dell'Sbu hanno colpito la stazione di smistamento della produzione lineare di Samara, componente chiave dell'infrastruttura di trasporto petrolifero della Russia.
Il dossier, comunque vada la riunione del Coreper, finirà dritto sul tavolo del vertice dei leader a Cipro, al quale parteciperà anche Zelensky. Sarà il primo summit senza Orban, una vera a propria nuova era rispetto ai Consigli europei degli ultimi anni. Gli occhi allora potrebbero essere puntati sull'altro leader considerato un proxy di Mosca, lo slovacco Robert Fico. Secondo gli analisti della Commissione, Fico non avrebbe la forza per imporsi come nuovo Orban.
E' vero, tuttavia, che il 9 maggio sarà alla parata a Mosca, mossa che ha innescato la durissima reazione della Polonia: Donald Tusk ha infatti deciso di negare il sorvolo della Polonia all'aereo dello slovacco. Anche se non sarà al tavolo dei leader, Orban sarà comunque un convitato di pietra a Cipro. Sulla base proprio della lezione ungherese uno dei temi più spinosi del dibattito potrebbe essere il superamento dell'unanimità nelle decisioni di politica estera. Ursula von der Leyen ha già chiarito che si tratterebbe di un intervento da mettere in campo sulla base delle regole attuali, senza quindi riaprire i Trattati. Ma il dossier resta divisivo, e, al di là dei Paesi più piccoli, anche la premier italiana Giorgia Meloni ha più volte espresso la sua contrarietà.
Ad aprire la riunione dei 27, giovedì a cena, sarà tuttavia la crisi in Medio Oriente, con il suo impatto economico ed energetico. Fare previsioni sull'andamento della discussione è impossibile: tutto, da qui alle prossime ore, può succedere tra Iran e Usa. Ma un punto, ai vertici Ue, appare chiaro: con o senza l'accordo di Islamabad la sospensione del Patto di stabilità resta esclusa.