Estero

La Corte Ue boccia Budapest, ‘su Lgbt viola il diritto’

Esultano gli europeisti: ‘Ora Magyar intervenga’

Il Gay Pride del 2025 a Budapest
(Keystone)
21 aprile 2026
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È finita l'era dei "libri della vergogna" avvolti nel cellophane, impacchettati come merce proibita solo perché trattano di omosessualità. Con una sentenza destinata a restare negli annali, la Corte di Giustizia dell'Ue ha spazzato via una delle leggi più controverse del governo di Viktor Orbán, arrivata proprio mentre il leader sovranista percorre l'ultimo miglio del suo sedicennale mandato alla guida dell'Ungheria.

Per i giudici europei, "la legge sulla propaganda", com'è stata ribattezzata, viola il diritto Ue perché stigmatizza ed emargina le persone Lgbt. Il provvedimento, presentato come una misura per tutelare i minori, vietava di mostrare ai bambini contenuti che ritraessero l'omosessualità o l'identità di genere non corrispondente al sesso biologico.

Nelle aule di Lussemburgo, però la tesi difensiva di Budapest è stata smontata. La legge non serve, secondo i giudici, a proteggere l'infanzia, ma a stabilire che alcune vite valgono meno di altre. Non una forma di tutela, ma una discriminazione. Per la prima volta in un ricorso diretto contro uno Stato membro, è stata accertata la violazione dell'articolo 2 del Trattato sull'Ue (Tue) che definisce i valori fondanti dell'Unione. La "legge sulla propaganda", mette nero su bianco la Corte, è contraria all'identità stessa dell'Unione in quanto ordinamento giuridico comune in una società caratterizzata dal pluralismo.

La causa, promossa dalla Commissione Europea con il sostegno di ben 15 Stati membri, è la più imponente procedura per violazione dei diritti umani mai arrivata davanti al Giudice europeo. Mentre la Commissione ha celebrato una "sentenza storica" e l'eurodeputata Tineke Strik, relatrice al Parlamento europeo per la situazione sullo stato di diritto in Ungheria, ha chiesto al nuovo governo ungherese di rimettere i diritti della comunità Lgbt al centro dello Stato di diritto, la reazione di Orbán è stata rabbiosa. "Il rullo compressore di Bruxelles - ha attaccato il premier uscente su X - è già in movimento. Il nostro governo patriottico ha protetto i bambini ungheresi dall'aggressiva propaganda Lgbtq. Ora l'impero di Bruxelles contrattacca". "Non rinunceremo alla lotta per l'anima dell'Europa!" ha promesso il sovranista, come un pugile suonato che tenta l'ultimo colpo.

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