Il partito di Radev otterrebbe il 38,9% (circa 110 seggi), il Gerb crolla al 15,4%; Radev è considerato filo-russo e critico sull'aiuto all'Ucraina
L'ex presidente, divenuto tribuno contro la corruzione, considerato filo-russo e da qualcuno anche euroscettico, Rumen Radev, va, come previsto, verso la vittoria in Bulgaria, al voto per l'ottava volta in cinque anni.
Un risultato che sarebbe una svolta, se non decisiva e sostanziale, nella vita politica del Paese balcanico. Per la prima volta il partito conservatore Gerb è crollato, piazzandosi, secondo i primi exit poll diffusi alla chiusura dei seggi, al secondo posto con il 15,4% dei voti. Meno della metà dei voti, che consegnerebbero un trionfo al neocostituito partito "Bulgaria progressista" di Radev che con il 38,9% dei voti otterrebbe circa 110 seggi dei 240 nel parlamento unicamerale bulgaro, un numero alto ma non sufficiente ad ottenere la maggioranza assoluta.
In gennaio Radev, ex top gun, 62 anni, in un atto senza precedenti, annunciò le sue dimissioni dalla presidenza e dichiarò di voler scendere in campo per "distruggere il modello oligarchico e combattere la mafia infiltratasi in tutti i livelli di governo del Paese" grazie, secondo lui, ai governi conservatori del Gerb, con la tacita complicità del partito della minoranza turca (Dps).
Se gli slogan programmatici anticorruzione e antioligarchi sono ben chiari sul piano nazionale, non lo sono altrettanto le posizioni in politica estera. Radev da presidente aveva chiesto, senza ottenerlo dal Parlamento, un referendum sull'entrata della Bulgaria nell'euro in quanto "prematura". Sull'Ucraina Radev, ex comandante dell'aeronautica militare, pare assai cauto: sì, "la Russia è un aggressore", ha sempre ammesso, ma la questione va risolta "non con le armi ma con la diplomazia". Nei giorni scorsi è stato più chiaro e categorico: "Non si deve prestare aiuto militare e finanziario all'Ucraina. Non sono filorusso, ho una posizione filobulgara, cioè realistica. Su Kiev si stanno prendendo decisioni avventate, che non tengono conto delle conseguenze. Questo sta portando la Bulgaria e l'Ue verso una crisi". Per queste sue posizioni diversi osservatori in Bulgaria e all'estero lo hanno definito "filorusso ed euroscettico", addirittura un potenziale "nuovo Orban", definizioni eccessive secondo altri analisti.
Supererebbero la soglia del 4% per entrare nel parlamento anche il partito liberale 'Continuiamo il cambiamento' (Pp) con il 13,6% dei voti, il partito Dps con il 7,5% e il partito nazionalista 'Vazrazhdane' ('Rinascita') con il 5,1% dei voti. Sull'orlo dello sbarramento si collocherebbero con il 4,1% dei voti i socialisti, ancora in bilico, ma che hanno smentito in parte i sondaggi che li davano per morti. L'ennesimo voto anticipato in Bulgaria si è tenuto in una situazione di stallo economico e malessere sociale per il galoppante carovita dopo l'introduzione dell'euro all'inizio dell'anno. L'ultima delle crisi parlamentari susseguitesi in Bulgaria negli ultimi anni è scoppiata nel dicembre scorso, quando le proteste di massa in tutta la Bulgaria contro il governo, accusato di corruzione e collusioni con ambienti mafiosi, costrinsero il premier Rossen Zhelyazkov e il suo governo a gettare la spugna. Esponente del partito conservatore Gerb, Zhelyazkov guidava una coalizione con socialisti e populisti dell'Itn, tre partiti storicamente rivali tra di loro.