Estero

In Libano 133 attacchi su ospedali, crisi energetica minaccia cure

19 aprile 2026
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Mentre Teheran respinge i colloqui di pace e l'apertura dello stretto di Hormuz si allontana, l'Organizzazione mondiale della sanità mette in guardia sulle ricadute per la salute di milioni di persone.

Ospedali, ambulatori e personale medico continuano a esser presi di mira: dall'inizio dell'escalation in Medio Oriente, in Libano sono stati registrati 133 attacchi a strutture sanitarie con 206 feriti e 88 decessi tra medici e infermieri, in Iran 24 attacchi e 9 decessi a cui si aggiungono anche 6 strutture colpite in Israele, senza vittime. Ma la crisi ha effetti ben più ampi perché lo shock dovuto all'aumento dei prezzi dei carburanti si è tradotto in "una disfunzione dei sistemi operativi, in particolare sanitari".

Nel quarto rapporto globale sui Paesi coinvolti nel conflitto, l'Oms aggiorna al 15 aprile i dati che raccontano l'impatto sulla popolazione. In Iran si contano circa 3,2 milioni di sfollati, 32.314 feriti e 2.362 morti; in Libano 1.049.328 sfollati, 6.921 feriti e 2.124 morti; in Israele 740 feriti e 26 morti. Il report passa in rassegna i rischi sanitari: non solo traumi e lesioni, ma anche interruzione delle cure per malati gravi, come gli oncologici, aumento dei disturbi mentali, accesso limitato ai servizi essenziali, inclusa l'assistenza al parto. Segnalati anche rischi radiologici, nucleari e chimici, con possibili effetti sull'ambiente a lungo termine.

Pesanti le ricadute sull'attività ospedaliera, con carenze di forniture di medicinali, farmaci inutilizzabili per problemi di conservazione e difficoltà nel trasporto dei pazienti per la scarsità di carburante. "A Cuba - riporta il rapporto - la carenza di carburante compromette il funzionamento degli ospedali. A Gaza si registrano interruzioni nei servizi sanitari e nei sistemi idrici e igienici". Il conflitto ad alta intensità in Libano prosegue e "continuano gli spostamenti di popolazione, inclusi il rientro di cittadini iraniani attraverso la Turchia, lo spostamento di libanesi verso la Siria e il ritorno di cittadini siriani e afghani nei Paesi d'origine". Questo si traduce anche in un maggiore rischio di diffusione di malattie infettive, dovuto sia alle condizioni di sovraffollamento in cui le persone sono costrette a vivere, sia alla sospensione delle campagne vaccinali.

Da qui l'appello dell'agenzia Onu: "È necessario mantenere alta la prontezza operativa in vista di un possibile peggioramento della situazione". Nel frattempo continua a chiedere di preservare le strutture sanitarie. Pochi giorni fa, all'indomani del bombardamento avvenuto vicino a Rafik Hariri, il più grande ospedale pubblico di Beirut e dove opera anche Medici senza frontiere, il direttore generale dell'Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus, chiedeva ai capi di Stato di "riaffermare che la protezione dell'assistenza sanitaria è un obbligo universale e una misura della nostra umanità".

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni