Estero

Sanchez in pressing, 'ora sospendere l'accordo Ue-Israele'

19 aprile 2026
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Il premier spagnolo Pedro Sanchez, dal palco dell'internazionale progressista, suona la carica contro il governo israeliano - non il suo popolo, bada bene - chiedendo all'Unione Europea di sospendere finalmente l'accordo di associazione sulla base della violazione dell'articolo 2, ovvero il rispetto dei diritti umani.

"Non abbiamo nulla contro gli israeliani, anzi, è proprio il contrario: ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell'Ue non può essere nostro partner", tuona Sanchez. Che poi, nel suo post su X, aggiunge un bel "NO ALLA GUERRA" in maiuscolo quasi trumpiano.

L'assalto all'accordo Ue-Israele è un cavallo di battaglia di Madrid di lunga data, che sinora però si è sempre infranto contro il mancato consenso tra i 27 visto che per procedere con la sospensione, infatti, ci vuole l'unanimità. Sanchez ad ogni modo non è solo, nella sua lotta. I ministri degli Esteri di Irlanda e Slovenia (oltre a quello spagnolo) hanno inviato una lettera all'alto rappresentante Ue Kaja Kallas per esprimere "la più profonda preoccupazione" per diverse misure adottate dal governo israeliano, tra cui "decisioni esecutive, militari e leggi approvate dalla Knesset", che contravvengono "ai diritti umani" e "violano il diritto internazionale e il diritto internazionale umanitario". Il riferimento è alla recente legge sulla pena capitale per i terroristi, di fatto, secondo i critici, fatta a misura dei palestinesi in Cisgiordania, duramente condannata dalle capitali europee e dalla stessa Commissione.

"Le nostre numerose dichiarazioni al riguardo, nonché i nostri appelli diretti al governo d'Israele affinché rispetti pienamente i propri obblighi internazionali e morali e revochi tali misure, sono stati ignorati", si legge ancora nella lettera indirizzata a Kallas. "Alla luce di queste gravi circostanze, chiediamo che la prossima riunione del Consiglio Affari Esteri includa una discussione sull'accordo di associazione Ue-Israele [dato che] per coerenza di principio e per il bene della propria credibilità, l'Ue non può più rimanere in silenzio o inerte di fronte a tali violazioni". Il Consiglio si riunirà martedì in Lussemburgo e, da come si stanno mettendo le cose, potrebbe esserci l'ennesima conta. Il documento presentato da Kallas la scorsa estate con le varie opzioni possibili - dalla sospensione dell'intesa alla revoca delle misure preferenziali sul commercio, che richiede la maggioranza qualificata e non l'unanimità - "resta sul tavolo". Dunque tocca agli Stati membri scegliere.

"Il vento sta cambiando, come dimostrano le dichiarazioni del cancelliere tedesco Merz e il mancato rinnovo dell'accordo sulla difesa tra Italia e Israele", commenta un alto funzionario Ue. "Gaza, Cisgiordania e rispetto della tregua in Libano: ormai tutto si è legato ma molto dipende proprio dal Libano", aggiunge la fonte. Insomma, il sostegno (sinora granitico) di Italia e Germania a Tel Aviv vacilla e Orban ha perso le elezioni (era alleato di ferro di Netanyahu), così Sanchez ha giudicato il momento come propizio per andare in pressing. Sapendo però che la sospensione dell'accordo resta impossibile. Il resto, però, chissà.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni