Estero

Tregua fragile tra Israele e Libano mentre ruspe israeliane radono villaggi del Sud

La tregua mediata dalla Casa Bianca riduce gli scontri ma non le demolizioni; l'Idf ordina azioni di "piena forza" e decine di villaggi risultano distrutti

19 aprile 2026
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La fragile tregua tra Israele e Libano mediata dalla Casa Bianca ha ridotto al minimo per ora i raid aerei e gli scontri di terra tra Hezbollah e l'Idf, che comunque conta due soldati morti dall'inizio dello stop ai combattimenti, ma non ha fermato le ruspe dello Stato ebraico, che continuano a radere al suolo i villaggi oltreconfine durante il cessate il fuoco. E non mancano le vittime tra i militari: da ultimo un soldato è rimasto ucciso sabato dall'esplosione di un ordigno artigianale, altri 9 sono rimasti feriti.

Il premier israeliano Benyamin Netanyahu, "scioccato" secondo Axios dall'ultimatum del presidente Usa Donald Trump, che ha "vietato" a Israele di continuare l'offensiva in Libano in un messaggio inviato via social, ha rinviato un incontro del gabinetto allargato incentrato sulla tregua e le sue prospettive. Lo slittamento è arrivato dopo la decisione di un tribunale di Gerusalemme, che ha accolto la richiesta del premier di annullare la sua testimonianza nel processo in corso per corruzione, prevista per domani.

Intanto però, in attesa di una posizione ufficiale del governo, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato che l'Idf ha ricevuto l'ordine di ricorrere alla "piena forza" in Libano — anche durante l'attuale cessate il fuoco — nel caso le truppe israeliane dovessero trovarsi di fronte a qualsiasi minaccia. "Abbiamo ordinato all'Idf di agire con la piena forza, anche durante il cessate il fuoco, per fronteggiare qualsiasi minaccia", ha dichiarato Katz durante un evento in Cisgiordania. All'esercito è stato ordinato di "demolire le case nei villaggi in prima linea vicino al confine che fungevano a tutti gli effetti da avamposti terroristici di Hezbollah".

Un ordine che i comandanti militari hanno subito messo in pratica: case civili, edifici pubblici e scuole vengono demoliti nell'ambito di una più ampia politica di "bonifica dell'area", hanno riferito ad Haaretz. "Decine di mezzi pesanti, tra cui escavatori gestiti da appaltatori retribuiti, sono stati portati nella zona nelle ultime settimane, con alcuni operai pagati in base al numero di strutture distrutte". La linea blu dell'Onu è stata stravolta: l'Idf ha pubblicato una mappa dell'area della linea di difesa avanzata, che ha ribattezzato "la linea gialla". È un pezzo di 'terra di nessuno' in cui operano "cinque divisioni, con le forze navali che stanno operando parallelamente a sud della linea di difesa nel Libano meridionale".

Eppure è ancora terra libanese: a migliaia stanno affrontando ogni giorno ore e ore di viaggio per far ritorno nei villaggi al confine. Si tratta soprattutto di uomini — le famiglie restano al riparo a nord — che vanno a constatare con i propri occhi cosa sia rimasto delle loro case. Sfidano l'ammonimento congiunto di Idf e Hezbollah, e non tutti riescono a tornare, perché in diversi insediamenti le forze israeliane hanno piazzato postazioni difensive e sparano a vista.

Chi riesce deve poi tornare indietro con il cuore spezzato: villaggi rasi al suolo, uliveti ridotti in cumuli di cenere e legno bruciato. "Ma è la nostra terra, torneremo qui, vivremo nelle tende", assicura, tra i tanti, Hassan in una testimonianza raccolta dal Guardian.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni