"La crisi umanitaria in Libano assume contorni sempre più drammatici. Secondo i dati più recenti della Disaster Risk Management Unit libanese, il bilancio complessivo ha superato i 2.000 morti e i 6.500 feriti.
La violenza del conflitto è esplosa in modo particolarmente grave l'8 aprile, quando i bombardamenti hanno causato 303 morti in sole 24 ore e 1.150 feriti. La popolazione in fuga è ormai stimata in oltre 1,5 milioni di sfollati interni, di cui 139.673 ospitati nei 682 rifugi collettivi attualmente attivi nel Paese". Così la ong Arcs presente nel Paese.
"I bombardamenti israeliani negli ultimi giorni - prosegue Arcs - hanno continuato intanto a colpire aree civili nel sud del Libano e nella Bekaa, aggravando una situazione già al limite e rendendo l'invasione via terra sempre più tangibile. Tra gli episodi più gravi figura la distruzione del ponte Qasmieh a Tiro, l'ultimo collegamento tra l'area a sud del fiume Litani e il resto del Paese. La sua distruzione ha isolato vaste zone del sud del Libano, rendendo ancora più difficile l'accesso per civili e soccorritori".
"Alla violenza degli attacchi - osserva ancora la ong - si somma una crisi sempre più profonda sul piano economico e sociale. L'interruzione delle catene di approvvigionamento ha provocato un aumento del 17% del prezzo del pane, uno degli alimenti base più difficili da reperire".
Particolarmente grave, sottolinea, "anche l'impatto sulla popolazione più giovane: oltre 367.000 bambini risultano sfollati e 486 scuole, tra pubbliche, private e tecniche, sono attualmente chiuse perché trasformate in centri di accoglienza per le famiglie che hanno perso tutto".
"In questo scenario di devastazione", Arcs "rafforza il proprio impegno in Libano. Nonostante i bombardamenti e le crescenti difficoltà di accesso, l'organizzazione continua a lavorare al fianco dei partner locali per portare aiuti urgenti alle comunità più vulnerabili e ribadisce la richiesta di un cessate il fuoco immediato che protegga le vite civili e i diritti di tutte le comunità in Libano senza distinzione di etnia, religione e status legale".