L'ambientalismo è contro il progresso. Questa la tesi che ha sostenuto il presidente dell'Argentina, Javier Milei, fin dall'inizio del dibattito sulla controversa riforma della legge sui ghiacciai approvata mercoledì in via definitiva dalla Camera nonostante le dure proteste delle Ong ambientaliste e l'opposizione anche di ampi settori della società civile.
Una posizione ribadita da Milei con forza anche dopo il via libera della Camera - con 137 voti favorevoli e 111 contrari - del provvedimento che mira apertamente a favorire lo sfruttamento intensivo delle risorse minerarie del Paese.
"Gli ambientalisti hanno fallito, i gruppi che cercano di impedire il progresso hanno incontrato in questo governo il loro peggior nemico", ha affermato con la sua consueta verve polemica il leader ultraliberista in una nota ufficiale rilasciata poche ore dopo il voto.
"I cambiamenti apportati alla legge rispecchiano lo storico reclamo delle province che hanno aderito ai tavoli del litio e del rame: Catamarca, Jujuy, Mendoza, Salta e San Juan", ha aggiunto il presidente, sottolineando anche l'ampio sostegno dato alla riforma dai rappresentanti delle province andine che maggiormente beneficeranno dei succosi proventi delle royalties del settore estrattivo.
Nei piani del governo il settore minerario - insieme a quello dell'energia - rappresenta di fatto uno dei due principali motori della crescita economica del Paese nei prossimi decenni. La sola prospettiva di riformare la legge di protezione dei 16.000 ghiacciai censiti, lungo i 3.500 km della cordigliera andina, ha già attivato progetti per decine di miliardi di dollari principalmente su rame, litio, oro e uranio, e l'esecutivo prevede un incremento potenziale delle esportazioni di almeno 30 miliardi di dollari.
Si tratta di cifre che, per un paese con una cronica carenza di divise, indebitato fino al collo e con tre default alle spalle negli ultimi 25 anni, hanno sovrastato in Parlamento qualsiasi remora ambientalista e le concrete preoccupazioni di ampi settori della società civile per la protezione e conservazione delle risorse idriche del Paese.
I sostenitori della riforma guardano inoltre al Cile, che dal settore minerario ottiene entrate per oltre 50 miliardi di dollari all'anno, senza menzionare tuttavia il fatto che il paese transandino attraversa da anni una grave crisi idrica proprio per il progressivo prosciugamento delle falde acquifere della cordigliera.
L'opposizione e le Ong ambientaliste argentine promettono comunque battaglia. Settori dell'opposizione peronista hanno annunciato la prossima presentazione di ricorsi di incostituzionalità che potrebbero mettere in discussione la "sicurezza giuridica" che l'esecutivo mira a concedere al settore estrattivo.
"Chi verrebbe a investire se la legge è messa in discussione dal punto di vista della costituzionalità?", ha avvertito il deputato peronista Agustín Rossi. Additata da Milei come "agente straniero" contro gli interessi del Paese, Greenpeace ha già annunciato insieme alla Fundación Ambiente y Recursos Naturales (Farn) e la Asociación Argentina de Abogados Ambientalistas la presentazione di un ricorso collettivo alla Giustizia e l'avvio di "una nuova fase" della lotta contro la riforma .
"Adesso i protagonisti nella battaglia per il ripristino della legge saranno i cittadini. Si sono rifiutati di ascoltarli in Parlamento e adesso dovranno ascoltarli nei tribunali", afferma una nota congiunta delle tre organizzazioni.